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Giulio Marini, anatomia di una sconfitta

Giulio Marini con Sandro Bondi...

Giulio Marini con Sandro Bondi…

Si presenta all’appuntamento addirittura in anticipo. Giacca estiva, polo multicolore e occhiali gialloblù (Viterbo ce l’ha sempre nel cuore), ha l’aria serena e quasi sollevata. La sconfitta elettorale l’ha da un lato segnato, ma dall’altro lo ha sollevato da una marea di problemi (“In questi ultimi mesi per dormire dovevo prendere le pillole”). E’ stanco sì, ma è sempre Bandolero: Giulio Marini, ormai ex sindaco di Viterbo, adesso si gode almeno un po’ di tranquillità. I primi di luglio tornerà al suo lavoro in Camera di Commercio, ma intanto ha deciso di prendersi una vacanza con moglie e figli. “Penso di meritarmela, dopo questa faticaccia” dice. Ed è difficile dargli torto.

Allora, si è chiesto dove ha sbagliato?

“Sono cinque anni che me lo chiedo. Ma forse l’errore sta nell’essermi candidato nel 2008. Purtroppo però, la politica non consente di fare valutazioni preventive. Certo, all’epoca non immaginavo mica di trovare quella voragine nei conti del Cev. I primi due anni sono stati difficilissimi, sia per far tornare in ordine i conti della società partecipata che per salvarre i posti di lavoro. Poi è arrivato l’inferno: prima i tagli agli enti locali di Tremonti; poi quelli di Monti; poi la crisi economica, che ha colpito l’edilizia facendo diminuire l’incasso degli oneri concessori; poi il patto di stabilità; poi il problema dell’arsenico e l’Imu. Serve altro?”

Insomma, ha perso Giulio Marini o ha perso la coalizione di centrodestra?

“Chi mi conosce sa che mi sono sempre assunto le mie responsabilità. E allora dico: ho perso io. Dico così perché immagino che per il centrodestra ci deve essere e ci sarà un futuro. Oddio, in questo momento c’è stata una caduta d’immagine soprattutto nel nostro elettorato di riferimento. Io ho fatto da capro espiatorio. Il problema è che non siamo stati capaci di comunicare politicamente il nostro progetto. Vede? In una situazione di crisi devastante come l’attuale, io ho cercato di accelerare al massimo i progetti Plus, che per Viterbo sono una specie di manna. Ma neanche questo è stato compreso”.

Quanto hanno inciso le difficoltà e anche la scarsa coesione della sua maggioranza in questi cinque anni?

“Delle difficoltà ho già detto. Sul resto non so. Certo è che di fronte a problemi oggettivi c’è stata la corsa ai distinguo, che ha frantumato il fronte. Poi, in vista delle elezioni, ci sono stati addirittura quelli che hanno sposato il progetto avversario. Per carità, io non faccio processi alle intenzioni, ma se la Regione fosse rimasta in mano al centrodestra non sarebbe accaduto. Chiaro, no?”.

Una sconfitta tutta locale o da inserire nel contesto nazionale?

Entrambe le cose. A settembre scrissi lettera a Berlusconi dicendogli che sarei sempre stato al suo fianco, ma che un’analisi politica andava fatta. Perché se un ceto sociale che fa riferimento al Pdl non è difeso nella sua crescita, quello poi ti molla. Non ci ha tradito, ma non ci ha dato il voto, preferendo rimanere a casa. Questo si è verificato in tutt’Italia ed è un preciso segnale politico. Io credo che vada ripensato il centrodestra, anche nei suoi interessi di riferimento. Dobbiamo difendere di più il ceto medio e portare avanti quegli interessi di quel ceto. Se il Governo taglia e certi servizi non sono più erogabili dai Comuni, il cittadino se la prende coi sindaci. E il voto non è lungimirante, ma si basa sulla realtà del momento. Così, se c’è la buca per strada, la colpa è del sindaco e basta”.

...e con Arrigo Sacchi

…e con Arrigo Sacchi

Rimpianti per aver lasciato il posto da deputato?

“Ho scelto la strada più difficile. Col senno del poi un po’ di rimpianto ce l’ho, ma all’epoca la scelta fu fatta per amore di Viterbo e per dare un esempio a mio figlio. Ci ho rimesso un sacco di soldi, ma nelle scelte di vita contano anche altre cose”.

In famiglia come l’hanno presa?

“Lunedì sera abbiamo festeggiato. Mia moglie è contentissima, i miei figli anche. Mi hanno preparato una torta con sopra scritto “Bentornato”. Grazie alla mia famiglia continuerò a vivere con serenità e a riprendere il mio lavoro alla Camera di commercio”.

In queste ore come sono stati i rapporti con gli altri?

“Ho avuto la sorpresa di essere avvicinato da tanti amici inaspettati”.

In consiglio comunale farà il capo dell’opposizione?

“Beh, intanto voglio seguire, seppur con un ruolo diverso, tutti i progetti messi in cantiere dalla mia amministrazione. Poi penso anche di dare una mano alle nuove leve, a quelli che non hanno molta esperienza”.

Cosa pensa di Michelini?

“Con lui ho un buon rapporto, ma è presto per dare giudizi. Prima dovrà prendere confidenza con la macchina amministrativa e con tutte le problematiche del Comune. Che non sono poche”.

Gli dia un consiglio: cosa dovrà evitare?

“L’arroganza, perché questo è un momento troppo delicato. Serve l’aiuto di tutti. Quello che io avevo chiesto alla minoranza e che non m’è stato dato”.

E il futuro del Pdl?

“Stiamo tutti aspettando la nuova struttura del partito che Berlusconi sta progettando dopo il taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti. Sarà una struttura small, con un deciso cambiamento di strategia. Bisognerà vedere se in quella strategia ci sarà spazio anche per chi ha tirato la carretta fino a oggi”.

Un’ultima domanda: seguirà ancora le vicissitudini della sua Viterbese?

“Da tifoso sì. Ma non mi sono voluto mai immischiare nei problemi economici, al di là del fatto che ho sempre tentato di dare una mano. Lo farò ancora, da semplice cittadino. Ma senza entrare nei gangli amministrativi. C’è troppo casino”.

 

 

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22   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Nessuno rimpiangerà l’ex autista di Perugi. R.I.P.

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