23092018Headline:

Ha vinto Michelini, con la sua faccia

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Alvaro Ricci col vessillo del Pd a palazzo dei Priori

michelini

Michelini: intervista in piazza del Comune

Allora: hanno vinto Fioroni, Gigli e Sposetti? Stando a quanto è stato detto e scritto con ossessiva monotonia in questa campagna elettorale, si dovrebbe dire di sì. Che ha vinto la vecchia Balena bianca, quella tanto vituperata e vilipesa, ma che evidentemente ai viterbesi piace. E, di fronte al volere del popolo, è giusto che tutti s’inchinino e rispettino il verdetto, mettendo da parte – almeno per un attimo – quella puzza sotto il naso che ha contraddistinto nei giorni scorsi molte esternazioni dotte e più o meno illuminate.

In realtà ha vinto Leonardo Michelini. E il merito di questa vittoria è tutto suo e della squadra che è riuscito a costruirsi intorno. L’ex presidente di Coldiretti si è presentato davanti all’elettorato viterbese con la sua faccia, con il suo curriculum vitae, con il suo modo di fare e di pensare ed ha avuto ragione del suo competitor. S’è dimostrato credibile e affidabile, che se così non fosse stato non ci sarebbero stati né Fioroni, né Gigli, né Sposetti a ribaltare l’esito del voto.

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Il neo sindaco con la maglia celebrativa

Michelini ha vinto perché ha convinto. Punto e basta. Ed ha convinto perché effettivamente per Viterbo rappresentava e rappresenta la vera novità. Aver fatto il consigliere comunale oltre 20 anni fa per una legislatura non poteva farlo indentificare – né lo ha fatto – come un politico di professione. Anzi, il suo ruolo ultradecennale come presidente della Coldiretti viterbese (una delle associazioni di categoria più attive e più sensibili allo sviluppo del territorio) ha contribuito a costruirgli intorno quell’immagine di uomo del fare che la gente oggi vuole da un pubblico amministratore. Michelini ha rappresentato per gli elettori e rappresenta per i cittadini il giusto mix tra la novità e l’esperienza: un uomo estraneo alle logiche più becere dei partiti, ma nello stesso tempo un professionista affermato che sa bene come si amministra col criterio del buon imprenditore e del buon padre di famiglia.

In lui l’elettore viterbese ha riposto una grande speranza:  quella di veder girare la ruota in modo diverso, in una terra dove da decenni si parla sempre delle stesse cose, ma dove non si approda mai a nulla. Certo, l’uomo un vantaggio l’ha avuto. E questo vantaggio è stato il declino lento ma costante di un centrodestra che, se a livello nazionale ancora gode di un forte appeal grazie solo a Silvio Berlusconi, a livello locale s’è autodistrutto pensando di poter vivere di rendita (“Tanto i viterbesi votano sempre a destra”). Favorendo, con le sue faide interne, la nascita di liste e listarelle che andavano tutte a pescare in quell’elettorato poi impossibile da ricompattare.

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Festeggiano pure i trattori della Coldiretti

Certo, nel voto pesa il forte astensionismo, fenomeno ormai diffuso in tutto lo Stivale. Ma anche qui una riflessione va fatta: se gli elettori di centrosinistra hanno comunque riposto e quelli di centrodestra molto meno una ragione ci sarà. E la ragione sta nel fatto che il centrodestra, padrone assoluto della Tuscia per ben 18 anni, ha mostrato tutte le sue debolezze e tutte le sue contraddizioni. Sicché, la maggior parte di quelli che hanno disertato la cabina elettorale si presume stiano proprio da quella parte. E, come corollario, c’è pure da aggiungere che i vari tentativi di distinguersi dal minestrone pidiellino (Chiara Frontini, Giammaria Santucci e Filippo Rossi prima della conversione) hanno avuto effetti marginali.

Leonardo Michelini ora ha un compito arduo. E si può ben dire che il difficile comincerà da domani. Dovrà mantenere quell’immagine che si è costruito e dovrà dimostrare che la sua amministrazione, pur nelle difficoltà del momento, è intenzionata a cambiare passo rispetto a tutte quelle che l’hanno preceduta. Impresa difficile, ma non impossibile. Soprattutto se sarà capace di costruire intorno a sé una squadra di persone competenti ed entusiaste del proprio ruolo, intenzionate a remare in un’unica direzione. Il primo banco di prova sarà la composizione della giunta, da non affidare assolutamente al manuale Cencelli.

Il resto si vedrà, nella consapevolezza che i viterbesi da lui si aspettano molto. E per Michelini è vietato deluderli.

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23   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Gigli e Fioroni ora fuori dai c…

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