26092017Headline:

Il dolore del Pdl, aspettando i processi

Giovanni Bartoletti è sconsolato

Giovanni Bartoletti è sconsolato

E visto che la politica in Italia (e solo in Italia) è diventata una lunghissima partita di calcio, beccatevi tutto il pacchetto. La gioia, le scene di trionfo, le bandiere al vento, i cori e gli insulti, ma anche la delusione, la rabbia, l’incredulità dei perdenti. Come dopo una finale di Champions, ci mancano solo le medaglie d’argento, quelle che finiscono al collo degli sconfitti. E che non valgono niente.
Scene da una debacle in un pomeriggio di giugno a via Gargana, col sole che va e viene e i risultati del ballottaggio che piovono, anzi grandinano. Alle tre e mezza la sconfitta è già certa e anche Giulio Marini abbandona il campo. Non è scappato, ma sicuramente è vinto, è battuto. Ha seguito l’arrivo dei primi dati insieme al consigliere regionale Daniele Sabatini, uno delle facce nuove del Pdl, uno di quelli che negli ultimi giorni aveva cercato di rilanciare la campagna elettorale. Non ce l’ha fatta: settemila voti di differenza tra il sindaco uscente e l’avversario Leonardo Michelini, un debuttante, sono la conferma matematica di un fallimento. Marini se n’è andato con la sua tristezza, ma alla sede del Popolo della Libertà restano tante altre facce scure. Assessori, candidati eletti e altri trombati, uomini di apparato, gente che magari ci aveva creduto fino alla fine, spaccandosi la schiena per attaccare un manifesto in più degli altri. Adesso stanno qui, nell’ora della sconfitta, a cercare una digestione che neanche un Tir di Maalox potrà aiutare. Gianni Arena è piazzato davanti allo schermo dei risultati, cerca di mantenere la tranquillità di sempre, ma alla fine cede allo sconforto: “Neanche la soddisfazione di vedere una sezione in cui siamo in vantaggio…”, dice mentre s’aggiornano i numeri sul video. Alla prima sezione scrutinata, Villa Immacolata, era finita in pareggio, un pirotecnico 7-7, poi Michelini ha salutato ed è volato verso il traguardo, a braccia alzate.
Ci sarà tutto il tempo per fare processi, per individuare le cause della prima sconfitta del centrodestra alle comunali di Viterbo da quando esiste la seconda Repubblica. Se c’è una cosa in cui la politica è davvero perfetta è nella caccia alle streghe, ai colpevoli più o meno occulti. Marini aveva già detto che, comunque fosse andata la consultazione, martedì avrebbe rassegnato le dimissioni da coordinatore del partito. Martedì è oggi. E chissà che anche la sua vice, Maria Gabriela Grassini, non segua la stessa strada. Commissario in arrivo? Un traghettatore verso il congresso? Francamente non frega niente a nessuno. Anche se ancora Arena ammette i “troppi litigi nella maggioranza”, e il presidente della Provincia Meroi è ecumenico quando dice che “è colpa di tutti, le sconfitte come le vittorie vanno condivise. Perciò invito tutti a non colpevolizzare Marini”. O almeno non solo Marini. Ma come si fa, se qui sono rimasti soltanto i fedelissimi, le pasionarie, e l’unico apparentato che si palesa e ci mette la faccia è Andrea Scaramuccia? Niente Fratelli d’Italia, che stanno nella loro sede, niente Santucci e santuccisti. Il Pdl è solo nel suo dolore.
Qui, ai piedi del palazzone di via Gargana, dove la linea wi-fi ancora si chiama “Forza Italia” (ah, la nostalgia 2.0…) pensano pure a quelli che hanno saltato il fosso. Ai Rossi – nel senso di Filippo – all’ingrata Frontini, ingrata tra virgolette, agli Zucchi e ai Fattorini. Perché perdere contro i compagni, semmai esistono ancora, ci può pure stare. Ma essere battuti dai vecchi alleati, dai sodali, forse addirittura da gente di famiglia, è un affronto imperdonabile. Gli rode, quanto gli rode.

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23   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Giovanni Bartoletti: chi era costui?

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