23102017Headline:

Il trattore simbolo della vittoria

Leonardo Michelini sul trattore

Leonardo Michelini sul trattore

Passi per le bandiere sarde, che ci stanno sempre bene e fanno tanto concerto del Primo maggio. Passi pure per le bandiere della Coldiretti, che sarebbe un’associazione di categoria apolitica, ma tanto ormai in Italia si può fare tutto. Ma il trattore, i trattori, no. Che arrivano giù da via Cavour, con le ruotone grosse che schiacciano i sampietrini. Il rombo, fino in piazza del Plebiscito. Un giro d’onore sotto il Palazzo dei priori prima del parcheggio – naturalmente a pene di segugio –, prima che cominci la festa. Ha vinto Leonardo Michelini, ha vinto il trattore. Un’immagine per tante interpretazioni. Un’immagine forte, la più forte del successo elettorale del centrosinistra e della contemporanea fine del centrodestra viterbese. Ecco, il Pdl, Marini e gli altri, sono finiti schiacciati sotto quelle ruote pesanti: come succede ai poveri contadini in campagna, un giorno sì e un giorno no, e dieci righe in cronaca.

“I trattori, hanno festeggiato coi trattori”, hanno notato subito i viterbesi con la puzza sotto il naso. Certa gente è specializzata nel notare i dettagli, le pagliuzze, specialmente quando sono così tremendamente fuori luogo. Ah, che mancanza di stile. Ah, che grevità. Il nostro bel centro storico deturpato da questi bestioni. E poi si lamentano della voragine in piazza del Gesù: quella almeno ha un non so che di artistico, di post apocalittico. Mi dà un altro caffè freddo shakerato, per favore?

Il trattore sarà pure rustico, e però incarna pure il lavoro. I campi. La fatica. La Viterbo del latifondo. Di quelli che hanno accumulato la roba, per dirla alla Verga, nel corso dei decenni. I grandi proprietari terrieri che, secondo la leggenda, negli anni Cinquanta dissero no, grazie, al tracciato dell’autostrada del sole. Meglio che passi da Orte, ché qui stiamo bene senza. Quelli che avevano gli ettari e te li facevano pesare tutti: i figli all’università a Perugia, la piscina, le macchine belle, e appena la terra era diventata troppa, si affittava, e magari si cominciava a investire sul mattone. Che, si sa, il mercato immobiliare non tradisce mai. Ecco, da dove viene il trattore. Ecco, che quelli che oggi lo rinnegano una volta l’avrebbero sfoggiato con orgoglio. Sono snob di provincia? Si vergognano da dove vengono, delle loro origini? Ah, ci vorrebbe un Freud di Castel d’Asso per capirne le ragioni.

Di certo, il trattore sarà l’immagine che resterà nella storia di questa città, e nel suo immaginario collettivo. “Ti ricordi quando vinse Michelini e festeggiarono coi trattori?”, si tramanderà tra qualche anno. E non va escluso neanche che l’immagine diventi motivo d’attacco, di critiche, di sfottò. Come le rotonde di Gabbianelli, come i discorsi di Marini. Perché siamo fatti così: sciocchi, ridicoli e provinciali.

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329   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Trattori che, purtroppo, non hanno messo sotto le loro potenti ruote il nugolo di voltagabbana capitanati da un noto energumeno di origini triestine…

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