17122017Headline:

Le storie di una volta dalla Banca del racconto

latera

Latera

“Nonna, nonna, raccontaci la storia”, gridano i bambini. “Ma io sono stanca, devo andare a letto… Quale volete?”. “Quella, quella della palomba, quella della palomba”. “Guardate che quella della palombella – replica la nonna – è più bella”. “E allora – urlano i bambini – raccontaci quella della palombella”. Dialoghi del tempo che fu. Quando non c’era la televisione e le famiglie, in special modo quelle di tanti borghi della Tuscia viterbese, dopo cena si radunavano intorno al camino e i più piccoli reclamavano che i più grandi (meglio i più vecchi) raccontassero storie, favole, leggende etc. Tante storie, favole, leggende, magari da conservare in banca: la Banca del racconto.

Fondata circa nel 2008 da Antonello Ricci, Alfonso Prota, con la collaborazione di Marco D’Aureli, Stefano Frateiacci, Nicoletta Vicenzi, Giampiero Veralli, la Banca ha dato recentemente alle stampe il volume “Orsorella. Storie lateresi raccontate da Pietro Moretti”, a cura di Marco D’Aureli, con illustrazioni di Alfonso Prota, pubblicato nel 2012 dall’editore Ghaleb. “L’idea di fondo della Banca del Racconto – spiega Ricci – era quella di individuare dei focolari narrativi locali, storie di vita, storie di lavoro, saperi tradizionali, documentarli, rielaborarli e restituirli con l’interesse (da cui la “banca”) della performance rimettendo in questo modo in circolazione i patrimoni sovente dimenticati o diventati marginali”. “Il libro – sottolinea D’Aureli, direttore del Museo della terra di Latera – non è libro di fiabistica in senso stretto. E’ un libro fatto da chi le fiabe ama raccontarle (Pietro Moretti), e da chi ama ascoltarle (i coautori della raccolta). E poi provare pure a ri-raccontarle, per avviare un processo creativo, sopra un intreccio di fondo, orientato a un’opera collettiva frutto del lavoro e dell’immaginazione di più persone legate da sentimenti di amicizia e di stima reciproca”.

Perché Latera? “Molti erano i narratori che nel piccolo centro dell’Alto Lazio – dice Antonello Ricci – raccontavano bene, andavano a veglia nelle case, d’inverno specialmente. Nonostante le case fossero piccole, si andavano a sentire le storie e i narratori raccontavano anche le storie di vita: l’America, la guerra mondiale, la fame e la fatica”.

“Orsorella” è il secondo volume della collana Banda del Racconto pubblicata dall’editore Ghaleb. Il titolo precedente:  “Allora ero giovane pure io. Travagliata e poetica vita di Alfio Pannega”, a cura di Antonello Ricci e  Alfonso Prota.

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21   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Il provinciale Menestrello ha un po’ rotto l’augello.

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