20112017Headline:

Nel disastro generale è l’export a crescere

Ferindo Palombella

Ferindo Palombella

Economia in discesa, trend confermato. Dunque, disoccupazione che cresce, aziende che chiudono, liquidità che cala. Sì, insomma, tutti parametri già tristemente noti e che ieri mattina sono stati aggiornati dalla Camera di Commercio attraverso un corposo rapporto 2012 che fa il punto dell’economia viterbese.
Un cahiers de doleances dal quale va estrapolato il dato positivo (finalmente) dell’export che mette a segno un formidabile +20,5% rispetto a un +3% nazionale. Ma che, soprattutto, arriva dopo un 2011 che aveva fatto segnare un -6,5%. E’ il settore agricolo (+18,4%) quello fa da locomotiva alle esportazioni viterbesi, ma vanno bene anche i comparti della moda (tessile, abbigliamento, pelli e accessori) e degli articoli in gomma e materiale plastico.
Per il resto il quadro è sconfortante anche se relativamente noto: la produzione e il volume di affari in tre anni si sono ridotti di circa una terzo con il conseguente taglio del 10% di posti di lavoro. Il fatturato delle aziende, soltanto nello scorso anno, è sceso dell’8,5%. Disoccupazione lievitata al +34,1% nell’ultimo lustro. Il record non spetta alla Tuscia che, comunque, nella graduatoria territoriale della Penisola viaggia in zona alta con un rotondo +13%, rispetto al +10,7% di inattivi. Diciassettemila le persone in cerca di occupazione. Speranze di trovarne? Assai poche, purtroppo. I giovani continuano ad essere i più penalizzati: ormai la loro quota di disoccupazione ha sforato il tetto del 40%, come dire che uno su due sono a braccia conserte, spesso senza alcuna colpa. Stanno peggio, se possibile, le donne. Per loro il livello arriva al 15%, rispetto all’11,5% degli uomini. Numeri che stanno a testimoniare inequivocabilmente la crisi delle imprese, più accentuata rispetto a quella più generale del Paese: agricoltura, silvicoltura e pesca -2,6% (sul -2,7% nazionale), manifatturiero -3,2% (-3,0%), costruzioni -3,2% (-2,4%), commercio all’ingrosso e al dettaglio -1,8% (-2,4%), alloggio e ristorazione -2,1% (-2,6%), servizi -1,9% (-1,9).
Imprenditori, ovviamente, scoraggiati. Comunque poco ottimisti. Per l’anno in corso prevedono un sostanziale allentamento delle criticità, viene ipotizzata una diminuzione della produzione del 4,9% e del giro di affari del 4,5%. Dovrebbe proseguire anche il calo dei posti di lavoro anche se più contenuto rispetto al 2012. Come dire, niente di nuovo dal fronte lavoro. O quasi.

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