16122017Headline:

Viva Viterbo, una farsa finita nel dramma

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Cosa è stata Viva Viterbo? Il candidato risponda scegliendo tra due opzioni. A) Un movimento che ha provato a cambiare la città attraverso idee nuove e una politica diversa. Oppure B) Una di quelle infinite liste nate prima delle elezioni, per scopi più o meno imprecisati, e poi svanite tra liti, scazzi e manovre tutt’altro che trasparenti? Chissà come risponderebbe, la signora che sabato sera usciva dalla sede di piazza del Gesù e al telefono esprimeva tutta la sua rabbia: “E’ uno schifo, sono schifata”. Dentro, intanto, si litigava forte, sulla decisione presa altrove (nella sede della Union Printing) e da altri (da Roberto Pepponi, presente il fondatore di Viva Viterbo, Filippo Rossi) di sostenere al ballottaggio il candidato del centrosinistra, Leonardo Michelini.

E’ finita così, in un sabato sera che forse sarebbe stato meglio dedicare ad altro – una pizza con gli amici, un cinema, un po’ di sesso da soli o in compagnia – l’avventura civica che aveva promesso la rivoluzione e si è accontentata delle divisioni, nel senso di scissioni ma anche di operazioni algebriche. Da fare con la calcolatrice, perché a mente è troppo complicato: il 12 per cento del primo turno a chi lo diamo, a Giulio Marini, “colui che ha rovinato il centro storico e tanto altro”, nel vangelo del movimento, oppure a Leonardo Michelini, “l’uomo di Fioroni e Sposetti e Gigli”? Domande che si sarebbero potuti risparmiare, i poveri attivisti, l’ultima ruota del carro, proprio perché altri hanno deciso per loro. Hanno deciso per Michelini, appunto, e vedremo se quelli che sono rimasti in Viva Viterbo rispetteranno l’ordine di scuderia.

Sì, perché come in tutte le farse che si rispettano, nel frattempo c’è stata pure una scissione. Lucio Matteucci, già tifoso della Viterbese dei tempi d’oro, ha sbattuto la porta, annunciando in una conferenza stampa (cioé, dico, in una conferenza stampa) l’appoggio a Marini, Altri lo seguiranno, mentre Alfonso Antoniozzi, il tenore che aveva incantato con un indimenticabile “Nessun dorma” la platea alla presentazione di Viva Viterbo, ha già annunciato di essere uscito dal movimento. E allora vale la pena tornare a quella sera di marzo in cui i curiosi e gli appassionati avevano riempito il teatro San Leonardo per la prima uscita ufficiale della creatura di Rossi. C’era abbastanza gente, per una città di solito  sospettosa e lottizzata come Viterbo. Tutti ad ascoltare il verbo di Rossi, e a pensare ma come è brillante questo, ma come è libero, e quante idee geniali & innovative. Se vince lui si può davvero cambiare. E altre musiche e altre immagini, e altre promesse. Che proseguirono negli altri giorni: “Non appoggeremo nessuno” e giù attacchi a Zucchi che aveva infilato la figliola nella lista con Michelini, e alle altre vecchie facce di qua e di là, è la  politica che non vogliamo più.

Oggi sappiamo come è andata a finire. Rossi ha accolto il “suggerimento” di Pepponi (il vero ideatore e padrone del movimento Viva Viterbo) e ha scelto di sostenere il centrosinistra al ballottaggio, seppur lasciando ai suoi elettori “libertà di scegliere”: e ci mancherebbe, mica siamo in Corea del nord. Chi immaginava un altro finale, magari con l’indicazione di votare Marini, o di andare al mare, magari con un mega apparentamento in blocco con Santucci e Scaramuccia (altri due che sono tornati all’ovile come da copione) è rimasto deluso e illuso: non poteva che concludersi così, Rossi e Viva Viterbo è stata soltanto un’abilissima manovra diversiva. A sostegno di Michelini, ovvio. Alla faccia pure di quella stampa che si credeva Pravda e si è riscoperta Novella Duemila.

E gli elettori? Gli attivisti, quelli “che si sono spaccati la schiena tutte le notti per attaccare i manifesti” (Matteucci), quelli che andavano in giro con le bandiere fuori dalle auto, come per una finale dei Mondiali? Per loro Filippo Rossi ha avuto una parola chiara e definitiva: “Siete stati su scherzi parte”.

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320   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Il voltagabbana abituale Filippo Rossi da Trieste merita tutta l’esecrazione possibile e immaginabile, ma un personaggio come Matteucci, che qui e altrove rompeva fastidiosamente i cosiddetti con il suo demenziale e demente fanatismo a favore del verbo filippino, non merita assolutamente nessun rispetto. Si è pentito di aver appoggiato l’energumeno di origini triestine? Allora si vada a sfogare nel cesso, luogo più acconcio ai suoi pensieri, e non in una conferenza stampa di svenduti al soldo dell’ex autista di Perugi e sindaco molto pro tempore.

  2. Filippo Maria Cardoni scrive:

    .

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