11122017Headline:

Scoperta una pala d’altare a Caprarola

La Pala del perdono

La Pala del perdono

Una pala d’altare di Annibale Carracci della fine del Cinquecento nella chiesa della Madonna della Consolazione a Caprarola. L’eccezionale scoperta è stata fatta da Gennaro Esposito e Luciano Passini, due storici locali che, seguiti dal professor Claudio Strinati – uno degli storici dell’arte più importanti d’Italia ed esperto del Carracci – hanno approfondito gli studi fino ad arrivare allo straordinario risultato. Lo stesso Strinati, tra l’altro, ha pubblicato un’intervista ad Esposito e Passini sul sito specializzato News-art.it (http://www.news-art.it/news/una-nuova-pala-d-altare-di-annibale-carracci.htm) in cui i due rivelano alcuni degli aspetti più salienti emersi durante lo studio del dipinto. Si tratta di una pala d’altare che rappresenta un episodio poco noto della vita di San Francesco: quello detto del Perdono di Assisi. Al centro del dipinto è raffigurato San Francesco in ginocchio, accompagnato da un angelo mentre implora Cristo, apparsogli insieme alla Madonna, affinché conceda le indulgenze ai pellegrini che si fossero recati a visitare la Porziuncola. La scena è collocata in uno splendido paesaggio. Il dipinto seppur integro, versa in precarie condizioni conservative; sotto uno strato di sporco e vernici ossidate si percepiscono tuttavia gli splendidi toni della pittura carraccesca.

Annibale Carracci, nato a Bologna nel 1560 e morto a Roma nel 1609, iniziò la sua carriera proprio a Bologna lavorando insieme al fratello Agostino e al cugino Ludovico creando la famosa Accademia degli Incamminati. Furono suoi allievi artisti del calibro di Guido Reni, Francesco Albani, Domenichino. Si trasferì a Roma nel 1595 chiamato da uno dei più potenti mecenati dell’epoca: il cardinale Odoardo Farnese, a cui rimase legato nel bene e nel male fino al termine della sua vita. Ci ha lasciato una delle opere più importanti e maestose della pittura italiana: la famosa decorazione della volta della Galleria di Palazzo Farnese a Roma, opera che si colloca in scia ai capolavori del Rinascimento italiano di Raffaello e Michelangelo e che costituirà un punto saldo per lo sviluppo del nuovo classicismo seicentesco. Carracci rappresentò uno dei riferimenti più importanti per la cultura pittorica del Seicento in Italia insieme a Caravaggio, con il quale imbastirà un dialogo a distanza caratterizzato, pur nella diversa cultura pittorica, da reciproci rimandi. Sepolto al Pantheon, fu definito, già subito dopo la sua morte, “il nuovo Raffaello”, pittore accanto al quale volle essere sepolto.

Esposito e Passini, mentre studiavano i dipinti della chiesa al fine di ultimare la monografia sull’artista maceratese Giuseppe Bastiani, anche lui pittore di corte di Odoardo Farnese (l’opera è in corso di pubblicazione) si erano resi conto di essere di fronte ad un’opera eccezionale e avevano ipotizzato che potesse trattarsi di un dipinto di Annibale Carracci, ma non essendo in possesso della prova regina in grado di confermare tale ipotesi, si erano astenuti dal rendere pubblica la loro tesi. Finalmente, circa un anno fa, presso il museo del Louvre, Esposito ha ritrovato il disegno della pala, attribuito proprio ad Annibale Carracci. I due hanno inoltre manifestato l’intenzione di presentare pubblicamente, probabilmente a luglio, l’opera e le conclusioni a cui sono giunti nel corso del loro lavoro, presso il Palazzo Farnese di Caprarola, in occasione di uno specifico evento appositamente organizzato. Questa scoperta testimonia ancora un a volta la ricchezza del territorio e nello specifico di Caprarola, per certi aspetti ancora da esplorare, in grado di riservare grosse soddisfazioni a chi ha il coraggio di rischiare nell’affrontare lo studio di settori del patrimonio ancora inesplorati.

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23   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Scoperti un picchio e una pala a Palazzo dei Priori. Il neo assessore alla kultura Giacomo Barelli rifiuta con sdegno l’ipotesi che siano destinati a lui.

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