21092017Headline:

Special Olympics: musica, medaglie e abbracci

Special Olympics (1)Qui il podio non è mica a gradini, dove c’è chi scende e c’è chi sale. Qui il podio è una livella, e forse sarebbe piaciuto anche a Totò: tutti sono alla stessa altezza, tutti ricevono una medaglia. E tutti esultano, s’abbracciano, tra gli applausi dei genitori, dei tecnici, dei curiosi. Perché anche la vittoria, soprattutto la vittoria, è una cosa va condivisa, qui agli Special Olympics. Niente invidie e niente gelosie, e forse è questo che rende speciali questi atleti provenienti da tutta Italia, che hanno macinato chilometri per farsi una nuotata, per vincere o per perdere, e per festeggiare.
La piscina della Larus, all’ora di pranzo, è una grossa balena bianca spiaggiata al sole in mezzo al Murialdo. Fuori, i bus che hanno portato qui i ragazzi dai posti più strani: Biella, Vigevano, Udine, La Spezia, e persino Gela, una sfilza di località tanto lontane da Viterbo e oggi tanto vicine grazie allo sport .

Special Olympics (2)Dentro, la balena è piena di vita, coloratissima, rumorosa. Dopo le scale per l’ingresso ci sono gazebo per regalare un po’ di refrigerio a chi boccheggia per il caldo. C’è la bancarella del materiale griffato Special Olympics. Ci sono sedie e tavolini dove il nuotatore può riposarsi un attimo, mangiare una cosa, scambiare due chiacchiere con i parenti. C’è la musica che cresce intorno: roba tranquilla, sigle di cartoni animati (“Anna dai capelli rossi vaaaaa”). Musica che distende e rilassa, prima e dopo le gare. Nell’androne, è tutto un brulicare di energie: chi va al bar a prendersi una fanta, chi azzanna un pezzo di pizza (carboidrati, ci vogliono carboidrati), chi attacca una bandiera sarda al muro perché si sa che le isole sono sempre comprese. Chi saluta: “Torniamo a Monza – dice una signora – Siamo stati benissimo, è stato tutto perfetto”. Buon viaggio.
Special Olympics (3)Basta aprire un’ultima porta per raggiungere la tribuna. E’ una specie di piccionaia, in alto, con una vista spalancata sulla vasca. Fa caldissimo, in questa serra gigante avvolta nel vapore e nel cloro, eppure gli spalti sono pieni. Di famiglie, di passione. Si tifa, si scattano fotografie, si segue con gli occhi il nuotatore in vasca. “Dai, dai, dai”, “Non mollare proprio adesso”, “Ce la puoi fare”. Laggiù, chi nuota lo sa che ha qualche angelo in paradiso: arrivano le urla, gli incitamenti, gli applausi. La solitudine dell’atleta, da queste parti, non esiste: lui ci mette i muscoli, ma c’è sempre qualcuno che ci metterà il cuore. Gli organizzatori, gli accompagnatori, la croce rossa, i cavalieri dell’ordine di Malta, i tecnici, non lasciano mai soli i ragazzi. C’è chi li aiuta a uscire dall’acqua attraverso la scaletta. Chi li segue mentre si tuffano. Chi li asciuga quando sono fuori. Chi se li coccola da lontano e da vicino.
Special Olympics (5)Quando tocca ad Alberto Bocci, l’infante del paese perché difende i colori della Francesco Orioli, la platea si infiamma. Quella del giovane viterbese nei cento metri misti non è una gara, è una progressione micidiale. Dorso, libero, rana: Alberto scivola via come un pesce, vira e si reimmerge, pinna e sbraccia. Vola verso la toccata finale mentre gli altri debbono ancora completare l’ultima sezione. Una prestazione strepitosa, da campione. E quando lui esce dall’acqua sono tutti lì, a chiamarlo per congratularsi. Lui abbraccia, ride, saltella, corre verso gli amici e i compagni. Poi, una manciata di minuti ed è fuori, verso il podio insieme agli avversari. Invece delle canzoni da cartone animato adesso risuona l’inno nazionale e quello olimpico. A ciascuno la sua medaglia, a ciascuno il suo applauso, a ciascuno la sua foto ricordo di questi Special Olympics che oggi si chiuderanno, ma lasceranno aperti e palpitanti i cuori. Di chi ha partecipato, di chi ha organizzato, di chi ha aiutato. Di chi, semplicemente, li ha vissuti, e non se li dimenticherà mai.

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