24112017Headline:

Tra Marini e Michelini un noioso pareggio

Giulio Marini

Giulio Marini

Il confronto non ha avuto nulla a che vedere con quelli che lo scorso autunno hanno visto di fronte Barack Obama e Mitt Romney. Ma che volete. Lì in ballo c’era la poltrona a presidente della repubblica più potente del mondo, qui più semplicemente quella a primo cittadino di una città di poco più di 60 mila abitanti. Comunque sia, chi pensava che i due galli nel pollaio, ovverosia Leonardo Michelini per il centrosinistra e Giulio Marini per il centrodestra, se le sarebbero date (e dette) di santa ragione è rimasto profondamente deluso. Il confronto svoltosi nella sala conferenze della Camera di commercio e organizzato da Focus imprese (l’organizzazione che raggruppa tutte le categoria sociali della Tuscia) è filato liscio con toni pacatissimi e ha avuto, semmai, un unico comune denominatore: dovrebbe essere sempre campagna elettorale. Dal momento che – stando a ciò che hanno detto i due – i problemi di Viterbo possono essere risolti in men che non si dica.

Sul piano dei contenuti (ovviamente si è parlato soprattutto di economia), da un lato Giulio Marini ha snocciolato il suo lungo elenco di cose portate a termine, nonostante le difficoltà economiche in cui si è ritrovato all’inizio del suo mandato (i debiti delle società partecipate), esternando poi la volontà di proseguire nella strada intrapresa;  dall’altro lato Leonardo Michelini ha puntato molto sulla figura di sindaco manager, sottolineando più volte la sua cultura imprenditoriale e il suo distacco dalla politica tradizionale, quella dei partiti per intenderci.

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Giulio Marini, com’era ovvio che fosse, si è giocato soprattutto due carte: quella del risanamento dei conti delle partecipate affidando i servizi all’esterno (“Così siamo anche riusciti a salvare 130 posti di lavoro”), nonché quella dei progetti Plus, approvati in dirittura d’arrivo della consiliatura ma ottimi per una campagna elettorale in cui bisogna dimostrare di voler fare le cose. Michelini, dal canto suo, ha detto di voler andare “oltre le mura” (facendo il verso al nome della sua lista), descrivendo la figura del sindaco della città capoluogo come un deus ex machina che deve guardare al territorio in modo ampio, per far sì che Viterbo diventi protagonista anche all’esterno e perfino nei rapporti con la Capitale. Un sindaco senza confini insomma, capace di stabilire con la Regione un confronto alla pari e non di sudditanza.

Il pubblico in sala

Il pubblico in sala

Non ci sono stati momenti topici nel dibattito, anche se i temi affrontati sono stati molteplici e hanno riguardato – com’era ovvio che fosse – temi come l’agricoltura, il commercio, l’artigianato, la piccola impresa e via dicendo. Attenzione particolare è stata dedicata al centro storico e alla zona artigianale del Poggino.

Alla fine, dovendo esprimere un parere, si può ben dire che il match sia finito con un noioso 0-0. Come quelle partite di calcio dove le due squadre fanno melina e non tirano mai in porta.

Da segnalare un unico spunto auto-satirico di Giulio Marini, quando ha risposto al presidente della Camera di commercio Ferindo Palombella che chiedeva ai due candidati un impegno comune al di là del risultato di domenica prossima. “Caro presidente – ha detto Marini – comunque vada, tu continuerai ad avere a che fare con me”. Giacché, per chi non lo sapesse, Marini è un dipendente dell’ente e, in caso di sconfitta, tornerebbe al lavoro proprio lì.

 

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