22112017Headline:

“Un referendum contro i guasti di Marini”

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Il caldo, la fatica, soprattutto la fatica: quando a Filippo Rossi scappa il più clamoroso dei lapsus (“Ho parlato molto, in questi giorni, con Leonardo Marini”) si capisce che anche il leader di Viva Viterbo è alla frutta. Stremato da una campagna elettorale partita da lontano e che, calendario alla mano, non è ancora finita. Ma questo ultimo sforzo, quello di riunire i seguaci alla libreria del Teatro per spiegare i motivi per cui Rossi appoggerà al ballottaggio Leonardo Michelini, andava fatto. Da lunedì pomeriggio, poi, chiuse le urne, ci sarà tutto il tempo per recuperare le energie. Magari per ritonificarsi in vista dell’ingresso in Giunta dei suoi, magari – ma qui nessuno lo teme – per analizzare le cause di una debacle.

Rossi comunque va subito al sodo, e porta acqua alla serra – al mulino, si dice al mulino – di Michelini: “Perché questo non è un ballottaggio, ma un referendum su come ha governato Marini in questi ultimi cinque anni. E noi votiamo contro. Sono giorni storici per Viterbo, perché si decide il futuro di questa città. E noi, anzi e io, perché ognuno poi potrà seguire le mie indicazioni o fare di testa sua, siamo convinti che Marini abbia fallito, che il suo sia stato un Governo disastroso. Pure loro lo sanno: gli stessi che lo voteranno ne sono convinti, ma non lo ammetteranno mai”.

Il pubblico dei "filippini" alla libreria del Teatro

Il pubblico dei “filippini” alla libreria del Teatro

Questa è la ciccia, la sostanza, arrivata alla fine dell’intervento. Prima c’era stata un’analisi del voto, di quel 12 per cento incassato da Viva Viterbo al primo turno, che Filippo rivendica con orgoglio: “Siamo stati la lista civica che è andata meglio in tutta Italia, in questa tornata elettorale”. Meglio di Alfio Marchini, meglio delle altre iniziative locali, da Brescia ad Ancona. Quantità, dunque, ma anche qualità: “Se andiamo a vedere nel dettaglio, siamo andati alla grande nel centro storico, in quelle zone cioè dove il voto d’opinione è più forte: ecco, lì abbiamo davvero sfiorato la vittoria”. Peccato che nel resto della città, e nelle frazioni (che poi sono quelle che elettoralmente pesano di più) i numeri non siano stati altrettanto favolosi. Ma questo Rossi non lo dice. Così come glissa sulla divisioni e gli scazzi che hanno caratterizzato il finesettimana di Viva Viterbo, subito dopo l’ufficializzazione dell’accordo con Michelini. Di questo non si parla, così come non si parla dei fuoriusciti, delle opinioni divergenti, del ruolo dominante (e decidente) di Roberto Pepponi, di qualche pezzo grosso della compagnia che se n’è andato e di altri che, in privato,  si fanno qualche pianterello di frustrazione. Il capo si limita a ribadire che è stata “una scelta faticosa e dolorosa, ma non scandalosa, perché non ci siamo certo venduti alla sinistra. Anzi, se ci fossimo venduti saremmo andati dall’altra parte, perché la migliore offerta veniva da Marini. Rivendichiamo – ha continuato Rossi – il diritto e il dovere di schierarci, perché è inevitabile vista la legge elettorale e perché non siamo dei ragazzini viziati che dopo aver perso si vanno a nascondere. L’obiettivo era vincere per cambiare, ma visto che non è stato possibile, puntiamo tutto sull’alternanza. L’importante adesso è chiudere l’era Marini e cercare di fare meglio, che in questo caso non dovrebbe essere neanche troppo difficile”.

Così parlò lo stanchissimo Rossi. In una sala che ha visto nascere il movimento, sei mesi fa, e che oggi appare non più pienissima (anche se alle cinque del pomeriggio la gente normale lavora, e infatti i ritardatari sono tanti). Facce stanche (deluse?), applausi convinti, ragazzine che guardano storto il cronista cattivo. Volevano fare la rivoluzione, si accontentano della partecipazione. Come diceva quello.

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21   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Il ragazzone Filippo Rossi da Trieste ora parla della gestione fallimentare dell’ex autista di Perugi. I cittadini se n’erano accorti prima di lui, così come si erano e si sono accorti che Caffeina è stata viziata e svezzata con tanti soldi pubblici (comune e ministero della gioventù in primis) e tanti sponsor vicini se non organici ai poteri (più o meno forti) locali e nazionali (banche, società aeroportuali, eccetera, eccetera). Proprio un peccato non essersene accorti prima del fallimento dell’ex autista di Perugi, magari quando Filippo Rossi da Trieste, Andrea Baffo da Marini e il sindaco (ancora per pochissimo) pro tempore inauguravano sorridenti Caffeina, quando tutto andava bene monsieur maire.

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