20092018Headline:

Centri per l’impiego: scontro Provincia-Cgil

Il presidnete Marcello Meroi

Il presidente Marcello Meroi

Centri per l’impiego, è scontro tra Cgil e Provincia. Da una parte il segretario Miranda Perinelli accusa l’ente di “depotenziare e impoverire gli ex collocamenti”. Dall’altra il presidente di palazzo Gentili, Marcello Meroi, cui fanno capo le strutture replica stizzito: “Una polemica strumentale e infondata”.

Qui Cgil. “Mentre il governo del Paese sta analizzando come potenziare e rendere più efficienti i centri per l’impiego, la Provincia procede in senso contrario, togliendo tre persone all’ufficio di Acquapendente e altrettante a Canino”, denuncia Perinelli. Nei due paesi, gli sportelli avranno soltanto la funzione di accoglienza e di orientamento. I sei dipendenti saranno spostati nella sede centrale di Via Cardarelli a Viterbo. “Non capisco – dice – su quali basi e con che criteri sono stati effettuati i trasferimenti del personale. Ma nella delibera è scritto in via sperimentale”.

La critica è diretta: “Vorrei chiedere all’amministrazione provinciale – continua – quale senso ha questa decisione, se non quella di depotenziare ulteriormente il territorio e di caricare maggiori disservizi ai tanti cittadini che si trovano nella condizione di grande difficoltà e disagio, vista la crisi occupazionale che ci sembra qualcuno dimentichi troppo facilmente”. Un discorso che vale soprattutto per quella terra di frontiera che è l’aquesiano. “Il Comune di Acquapendente poi – conclude – quasi ci fosse una regia occulta, sta subendo una destrutturazione dei vari servizi, fuori da ogni logica: dopo lo smantellamento della sanità, adesso anche del centro per l’impiego”.

Qui Provincia. Il presidente Meroi replica a Perinelli: “I centri per l’impiego sono stati potenziati, non impoveriti”. Per il responsabile di via Saffi ad Acquapendente e Canino non si tratta affatto di una riduzione rispetto ai servizi resi fino ad oggi, che di fatto restano confermati e mantenuti. “Questa decisione – prosegue – è supportata da uno studio effettuato da Italia Lavoro spa, società del ministero del Lavoro e delle politiche sociali che ha coinvolto tutti i centri del Lazio. Secondo il report trasmesso alla Provincia, la società ministeriale ha individuato proprio nell’accoglienza e nell’orientamento le funzioni di riferimento dei centri di Acquapendente e di Canino”.

Il presidente poi entra più specificatamente nel merito delle accuse rivolte dal segretario della Cgil. “In base alle indicazioni contenute nello studio –sostiene Meroi – i nostri uffici hanno provveduto ad un’accurata revisione dei carichi di lavoro per stabilire come rendere più efficiente l’attività dei centri per l’Impiego a fronte di una indispensabile razionalizzazione dei costi. Purtroppo, come Miranda Perinelli sa perfettamente, se vogliamo continuare a garantire servizi efficienti pur in presenza di tagli economici sempre più consistenti, non abbiamo altra strada che quella di ridurre i costi, distribuendo meglio il lavoro secondo criteri di economicità e di concreta utilità. E’ emerso in maniera chiara come il Centro per l’Impiego di Viterbo fosse in forte sofferenza nel rapporto lavoro/persone a fronte invece di un’eccedenza di personale nelle strutture di Acquapendente e Canino”. Da qui quindi la decisione del trasferimento.

Qui ancora Cgil. Controreplica di Perinelli: “Dico che va riconosciuto al presidente Meroi di aver dato prova di impegno e di interesse per il territorio, ma quella parte del territorio così lontana dal capoluogo, con 15 comuni interessati non può essere diversa. Lo studio a cui Meroi fa riferimento risale a circa 8 anni fa, sicuramente non  attualizzabile  viste le diverse condizioni sociali e occupazionali odierne. E allora mi chiedo: perché dopo otto anni  si è pensato di razionalizzare personale e costi, quando in organico risultano distaccate 3 persone, due presso  assessorati e uno alla Formazione professionale? Devono essere riempiti i vuoti dovuti ad altri  spostamenti a discapito degli uffici periferici così distanti? Non si comprende – è la conclusione – perché i cittadini di  quei comuni che ruotano intorno ad Acquapendente e Canino non possano avere gli stessi servizi del bacino di Viterbo. Non convincerà mai la tesi   che sta prendendo una decisione giusta, e la via sperimentale spesso è la strada per mascherare la stabilità”.

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