26092017Headline:

I pensieri e le parole di chi ce l’ha fatta

alcolismo“Avete presente cosa significa prendere un autobus ed arrivare fino al capolinea? Beh, a me è successo proprio questo. Solo che nel mio caso il capolinea è stato l’inferno”. “Caro alcol, caro si fa per dire, in realtà io ti detesto, perché purtroppo nella mia vita, tu sei sempre in mezzo, devo fare sempre i conti con te, io non ti cerco, non ti voglio, ma tu compari sempre”. “Le giornate ormai sono infernali, gli attacchi di panico che in una prima fase erano sporadici adesso sono il mio compagno di giornata, la notte non si dorme quasi più”.

Pensieri e parole. I pensieri, vergati su un foglio bianco, sono diventati parole, un fiume di parole. Raccolte in un libro (Davide Ghaleb editore, pp. 173, euro 12,00, i proventi saranno devoluti all’associazione Erinna, donne sole contro la violenza), curato da Luca Piras e Anna Rita Giaccone. Il titolo? “Le parole di chi ce l’ha fatta” che racconta l’esperienza dei partecipanti ai gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto, attivati dalla Provincia e dell’Azienda sanitaria locale del capoluogo.

“Il libro – spiegano i curatori – contiene una raccolta di pensieri ed emozioni quotidiane dei partecipanti ai gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto (Ama) per persone che bevono troppi alcolici, per alcolisti, per giocatori d’azzardo compulsivi e per i loro famigliari. Sono loro i protagonisti di queste pagine che fissano per iscritto il loro sforzo epico contro le forze immani scatenate dalle dipendenze patologiche e testimoniano quindi la possibilità di farcela. Sono le parole di chi ce l’ha fatta e che nascono con l’obiettivo di raggiungere chi non sente più la speranza di riuscire a cambiare”.

Come funziona un Ama? Trattare i propri problemi (non solo dipendenze, ma anche malattie, disagi familiari, lutti, disturbi alimentari etc.) con altre persone che hanno avuto a che fare con uguali problemi e li hanno superati.

“Ogni settimana – dicono Piras e Giaccone – i gruppi si riuniscono e c’è sempre qualcuno che tira fuori un quadernino per leggere agli altri cosa ha scritto a casa. E’ il cosiddetto quaderno delle emozioni. Gli altri ascoltano. Poi iniziano a parlare a turno, proprio a partire dalle emozioni e dai ricordi suscitati da ciò che è stato letto”.

L’importanza dei gruppi Ama è ormai ampiamente riconosciuta come una delle migliori pratiche dell’attività socio-sanitaria. “Qualcuno lo definisce un trattamento – afferma Stefano Bertoldi – uno dei più illustri esperti italiani dell’argomento – altri un approccio sociale, una cultura, una filosofia, una metodologia, certamente una risorsa di crescente rilevanza nell’ambito della protezione e promozione della salute, tanto che l’Oms (organizzazione mondiale sanità) lo annovera tra gli strumenti di maggiore interesse per ridare ai cittadini responsabilità e protagonismo, per umanizzare l’assistenza socio-sanitaria, per migliorare il benessere della comunità”.

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4.153   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    La filipporossidatriestedipendenza è peggio dell’alcol e dell’eroina messe insieme, è un tunnel buio e fetido da cui si esce solo con grande forza di volontà.

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