26092017Headline:

Il canto del cigno di Marcello Meroi

Marcello Meroi

Marcello Meroi

Ha tagliato la testa al toro. Adesso non resta che aspettare la risposta del toro, lunedì, e capire se quel grosso bovino della maggioranza sia d’accordo sulla mutilazione. E’ un corso di taglio e cucito, quello che si svolge in questi giorni nella sede dell’amministrazione provinciale, a palazzo Gentili. Il presidente Meroi ricuce la crisi che da un mese ormai intruppa la macchina provinciale, mentre da Roma il Consiglio dei ministri ritorna alla carica sui tagli, cioé lo svuotamento di poteri delle Province con la prospettiva di chiuderle proprio, tra il 2014 e il 2015.

Ieri, intanto, è stata la volta della lezione di cucito. Col presidente che ha annunciato la sua soluzione alla crisi: si tratta di una ridistribuzione delle poltrone e delle deleghe in Giunta, con qualche ingresso annunciato e uscite più o meno sorprendenti, che magari susciteranno qualche maldipancia di qui a lunedì, quando la proposta verrà presentata ai capogruppi di maggioranza per l’approvazione (o il rifiuto). “Per sicurezza, da qui a lunedì tengo il telefono spento”, scherza Meroi,

Sette gli assessori totali, ripartiti co, modulo ormai famoso del 3-2-2. Ma di fronte alla proposta presidenziale già si intravedono le opposizioni di due terzi della maggioranza. Del Pdl, che non ha digerito l’esclusione di Cuzzoli (“Ma a me di fare l’assessore non importa nulla”, ha detto ieri ai cronisti) e dell’Udc, alla quale non andrebbe proprio giù il fatto di perdere una poltrona in giunta. E i capogruppo sarebbero pronti a non firmare lunedì il paino Meroi, con scenari che a questo punto potrebbero anche pregiudicare la sopravvivenza della giunta stessa. Con una nota doverosa: alla luce del decreto votato ieri dal consiglio dei ministri, se la Provincia saltasse sarebbe nominato un commissrio fino ad esaurimento della liegislatura (2015), un commissario prefettizio, e non più lo stesso Meroi.

Ma torniano alla proposta meoriana, e al 3-2-2. I tre del Pdl sono i confermati Equitani (anche vicepresidente) con le deleghe all’ambiente, all’energia, ai parchi e alla pianificazione territoriale e Fraticelli, che si occuperà di cultura, grandi eventi, benu culturali, sport, turismo e spettacolo, rapporti con l’università, edilizia scolastica. Esce Ambrosini, che giusto per non sbagliare s’era dimesso già ieri mattina, ed entra il tuscanese Roberto Staccini, al quale vanno le deleghe all’agrioltura, a caccia e pesca alla programmazione, sviluppo economico ed attività produttive.

Due anche le cariche a Fratelli d’Italia, che quindi ottengono quella poltrona in più che chiedevano da settimane, come riconoscimento per la crescita di consenso ottenuta dal partito alle ultime elezioni regionali e comunali. A fianco del cavallo di ritorno Piero Camilli (già assessore e presidente del consiglio), viene promosso il consigliere di lungo corso Antonio Fracassini. Al primo vanno le deleghe alle strade e agli espropri, al secondo gli affari generali, il patrimonio, scuola alberghiera, sportello dei consumatori, Urp, innovazione, reti e sistemi informatici e Ced.

Poi c’è l’Udc, con la situazione potenzialmente più esplosiva. I centristi, già abbastanza dilaniati tra loro tra gigliani e santucciani, perdono un assessorato. Confermati sia Vita (deleghe a bilancio, economato, programmazione finanziaria, gestione risorse umane) sia Danti (formazione, politiche del lavoro, giovanili e comunitarie, politiche sociali e pubblica istruzione). Anche la presidenza del consiglio è destinata all’Udc, appanaggio di Francesco Bigiotti, a quanto si dice. Non c’è Santucci, e si sapeva, ma non c’è neanche Barbieri, fido scudiero del Giammaria e attualmente a spasso dopo non essere stato eletto in consiglio comunale. Meroi motiva così la sua decisione: “Con Vita e Danti lavoro da tre anni, e non avevo motivi per sostituirli, visto che hanno fatto bene. I santucciani? Io faccio l’amministratore, non il capo di partito. In ogni caso, queste sono le indicazioni ma resto disponibile ad ascoltare le richieste dei gruppi, anche se di richieste, in questi giorni, non sono arrivate”.

Ma il ridispiegamento delle forze in campo non finisce qui, visto che ci sono anche due deleghe aggiuntive, forse di compensazione o forse di mancia; a Salvatore Serra va la polizia provinciale, mentre all’ortano Francesco Galli la protezione civile. Nota a margine: scaldano ad assessore Fracassini (eletto, illo tempore, nelle file del Pdl), entrerà in consiglio la prima dei non eletti, vale a dire Laura Allegrini “un ingresso di grande esperienza, che può dare il suo contributo prezioso”, dice Meroi giusto per rintuzzare le maliziose insinuazioni a proposito di vecchi rancori tra lui e la ex senatrice.

E’ tutto? No. Perché il presidente ci tiene anche a guardare oltre i semplici nomi e numeri. Dice che “si devono porre le basi per un progetto politico e amministrativo unitario e duraturo nelle varie anime del centrodestra. Per rifondare l’area, visto che la Provincia è rimasta l’ultima realtà amministrata, e visto che tra meno di un anno si voterà in 28 paesi della Tuscia per le comunali: allo stato attuale perderemmo in tutti e 28, io invece credo che si possa tornare protagonisti anche grazie alle figure di grande competenza amministrativa che ho scelto. Spero che questo concetto sia sposato da tutti, e che il progetto venga appoggiato con convinzione fino alla fine. Se la maggioranza lunedì non dovesse accettare? Allora mi aspetto la sfiducia nei mie confronti”, Ma l’impressione è che Meroi abbia avuto dai capigruppo delle rassicurazioni informali che la crisi si risolva senza ulteriori cannoneggiamenti. Anche perché c’è una legislatura da portare a termine, i 10 milioni e spicci arrivati dalla Regione da mettere nella ricostruzione delle zone alluvionate dal litorale, e forse altri fondi in arrivo, dal 2014, dall’Unione europea via Pisana. Salvo esplosioni, lunedì.

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8   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    La campana a morte per Meroi chi? e le altre nullità calzate e vestite dell’amministrazione provinciale è finalmentre suonate. Tra tante cose sbagliate, il governo ne ha finalmente fatta una giusta: l’abolizione e la chiusura delle province.

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