23092017Headline:

Incompatibilità, scaduti i termini per l’opzione

consiglio comunale pubblico

Il consiglio comunale

Chi ci capisce è bravo. Già, perché questo decreto anticorruzione, uno degli ultimi atti firmati dal Governo di Mario Monti e dal Guardasigilli Paola Severino, sta mandando al manicomio gli enti locali viterbesi, alle prese con sei possibili casi di incompatibilità. Tre riguardano il consiglio comunale (Francesco Serra, Mario Quintarelli e Patrizia Frittelli) e altrettanti quello provinciale (Vincenzo Bruni, Raffaele Saladino e Bengasi Battisti), giacché i sei personaggi suddetti sarebbero dirigenti di ente pubblico e quindi incompatibili con le cariche di consigliere delle due assise viterbesi.

Ma il decreto, entrato in vigore lo scorso 4 maggio, è tutt’altro che chiaro come il sole, anche se prevede sanzioni piuttosto severe. Sia nei confronti dei diretti interessati che nei confronti dei cosiddetti “responsabili del piano anticorruzione” da individuare con tutta probabilità nei segretari generali di Comune e Provincia, nel direttore generale della Asl (per quel che riguarda i medici) e nel rettore dell’università (per il docente coinvolto).

Mai come in questo caso si può dire che del doman non c’è certezza. Anzi non c’è certezza alcuna, tanto è vero che da Comune e Provincia sono subito partite richieste di chiarimento all’Anci, all’Upi e allo stesso ministero degli Interni, anche se – a regola di bazzica – la frittata potrebbe essere stata già fatta.

Il famigerato decreto numero 39 infatti dà infatti tempo 15 giorni ai diretti interessati per scegliere tra posto di lavoro e incarico politico, dopodiché scattano le sanzioni. E a palazzo dei Priori, con la proclamazione ufficiale avvenuta lo scorso 12 giugno, il bonus è già abbondantemente scaduto. Ora, sempre ragionando per intuizione, se ne potrebbe dedurre che la responsabilità ricadrebbe sul segretario generale Giuseppe Cramarossa (andato tra l’altro in pensione lo scorso 30 giugno) cui sarebbe spettato (il condizionale è sempre d’obbligo) il compito di verificare l’eventuale compatibilità. Diverso invece potrebbe essere il discorso per la Provincia, in quanto i tre nel mirino sono stati eletti nel 2010, ovverosia abbondantemente prima dell’entrata in vigore del provvedimento. Che non parla di retroattività.

Ergo, ammesso che siano salvi i tre della Provincia, rimane in piedi il problema per quelli del Comune. Francesco Serra prova a usare il buon senso: “Io mi occupo di cardiopatici e passo il mio tempo in sala operatoria. Perché dovrei essere incompatibile?”. E in effetti il ragionamento non fa una grinza. “Comunque – prosegue – aspetto che qualcuno m i dica se sono incompatibile o meno. Poi vedrò”. Chi invece dice che tirerà dritto è Mario Quintarelli: “Dimettermi? Non ci penso proprio” si limita a dire.

Nell’attesa che chi di dovere – a proposito, forse il prefetto Antonella Scolamiero potrebbe dare qualche delucidazione in merito – accenda un po’ di luce sull’argomento, c’è da tener presente che per lunedì prossimo è convocato il consiglio comunale e che- sempre a regola di bazzica – eventuali votazioni con i tre presunti incompatibili potrebbero essere dichiarate nulle.

Certo è che il caos non riguarda solo Viterbo, ma mezza Italia. Tant’è che infinite sono le richieste di chiarimento inviate alla Civit,  (la Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche), che è il nuovo ente deputato a dirimere tutte le questioni connesse.

E già si contano le prime vittime. A Imperia Simona Del Vecchio, dirigente medico, è stata costretta addirittura a ritirare la sua candidatura alle comunali proprio a causa del decreto anticorruzione. Avrebbe potuto continuare il suo cammino e attendere gli sviluppi e i chiarimenti legati alla sua posizione, ma ha preferito farsi da parte a prescindere. E sempre da Imperia giunge notizia di altri 5 dirigenti medici che hanno dovuto lasciare l’incarico politico: tre consiglieri comunali di Sanremo e due consiglieri provinciali.

A Latina si è dimesso da consigliere provinciale Salvatore Di Maggio, dirigente della Asl pontina; e anche Flaminia Tosini, dipendente della Provincia di Viterbo e nominata recentemente assessore all’ambiente del Comune di Civitavecchia, starebbe seriamente pensando al passo indietro.

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24   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Tra i tanti decreti inutili, perché il governo non ne fa uno antivoltagabbana? Così incompatibili sarebbero Filippo Rossi da Trieste e il suo ottuso scudiero Barelli, due autentici primatisti nel discutibile sport del cambio di partito e padrone.

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