25112017Headline:

L’Alfina si ribella al geotermico

altopiano alfina

L’altopiano dell’Alfina

Giù le mani dall’Alfina. I sindaci di Orvieto, Castel Viscardo, Castel Giorgio, Allerona, Acquapendente e Montefiascone hanno consegnato una lettera al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, per dire no agli impianti geotermici in programma nella zona a cavallo tra l’Orvietano e il Viterbese. Un no che discende sia dalle caratteristiche sismiche del territorio, sia dagli effetti sulla salute e sull’ambiente temuti come conseguenza dello sfruttamento della geotermia per produrre energia. Per difendere l’area dalle speculazioni è nato persino un comitato interregionale  per la salvaguardia dell’Alfina, il Cisa, presieduto da Vittorio Fagioli. La richiesta al ministro Orlando è di rivedere gli incentivi previsti per le energie rinnovabili, affinché diventino supporto agli investimenti produttivi nel settore e non la principale finalità degli stessi.

“Abbiamo voluto manifestare – scrivono i sindaci – le nostre perplessità e gravi preoccupazioni a seguito di un progetto di impianto energetico che potrebbe danneggiare le nostre peculiarità paesaggistiche, ambientali e culturali ma, soprattutto, la sicurezza dei cittadini. Dopo aver per anni difeso i nostri territori  da un fotovoltaico industriale, speculativo e dannoso per le altre economie preesistenti e dall’eolico fuori scala e remunerativo grazie solo alle contribuzioni statali, ci vediamo oggi insidiati da una grave minaccia dovuta alla proposta di impianti di produzione elettrica utilizzando la risorsa geotermica del sottosuolo”.

Non una posizione anacronistica contro le nuovi fonti energetiche, tengono a ribadire. “Stiamo solo difendendo – specificano – i territori da noi amministrati, e vogliamo farlo con forza, contro nuovi speculatori che, allettati da troppo generose incentivazioni pubbliche, si lanciano in spericolate richieste di perforazioni profonde che tecnici indipendenti e di grande esperienza da noi consultati, ci dicono poter essere foriere di alterazioni geologiche tali da generare scosse sismiche, con conseguenze non prevedibili allo stato dell’arte, come pure produrre pesanti compromissioni delle nostre falde idropotabili”. I sindaci fanno riferimento a studi e prove dei tecnici Enel che hanno evidenziato con chiarezza la delicatezza della questione sismica, proprio nell’area tra il Lazio nord e l’Umbria.

“In alcuni casi – denunciano – società prive di esperienza, lusingate da introiti economici resi faraonici grazie al “conto energia”, si apprestano, se autorizzati, a intervenire su tutti i potenziali siti geotermici italiani, a cominciare proprio da quelli compresi fra l’Orvietano e il Viterbese. Riteniamo infatti che problematiche geologiche di elevata complessità e potenzialmente pericolose per il territorio non possano essere lasciate nelle mani di società finanziarie e New Company, disinteressati alla qualità della vita dei residenti e delle attività turistiche già in essere e legate all’ambiente e alla cultura di questi luoghi”.

La richiesta al ministro? “Che – specificano – vengano poste serie restrizioni a questo tipo di attività produttiva, che si obblighino le aziende a negoziare con i Comuni la partecipazione a Consorzi obbligatori misti qualora si vogliano sfruttare le risorse del sottosuolo, specialmente nel caso di incentivi pubblici, e che vengano riconosciuti ai sindaci i poteri di interdizione anche nelle iniziative, come in questo nostro caso, ritenute “pilota” a livello nazionale”.

 

 

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