16122017Headline:

L’Italia? E’ proprio il Paese dei kazaki

Angelino Alfano

Angelino Alfano

Su tutta la stampa italiana in questi giorni non si parla d’altro che di kazaki. E non a torto, vista la gravità di quanto è accaduto. Anche perché, ma mano che trascorrono i giorni e vengono fuori nuovi particolari, si comprende sempre più come questi kazaki abbiano fatto i padroni in casa nostra, ci abbiano dato una serie di ordini che noi abbiamo puntualmente eseguito.

E allora viene da chiedersi: ma chi sono i veri kazaki? Uno che – sempre in riferimento a questa vicenda – è apparso come la personificazione del kazako è proprio il ministro degli Interni Angelino Alfano, il quale ha giurato e spergiurato fino alla morte di essere sempre rimasto all’oscuro di tutto. Kazako lui, kazaki tutti quelli che gli stanno intorno. Ma attenzione: potrebbe esserci un’altra ipotesi. Ossia, che proprio Angelino e i suoi amici abbiano voluto far passare da kazaki tutti gli italiani.

Già, gli italiani. Tra loro di kazaki ce ne sono davvero parecchi. E chi è re dei kazaki? Nessun dubbio: Silvio Berlusconi da Arcore. Voleva cambiare l’Italia, voleva fare la rivoluzione liberale, voleva creare milioni di posti di lavoro, ma – dopo otto anni di governo – è riuscito solo a lasciare un Paese in mutande che, al contrario di lui, non ha più alcuna voglia di ballare il Bunga Bunga.

Anche se, tra i kazaki più nobili non si può proprio dimenticare Pierluigi Bersani, quello che doveva smacchiare il giaguaro. L’ex segretario del Pd a dicembre blindò le primarie per poter battere Matteo Renzi, poi però a febbraio è riuscito a sbagliare un rigore col portiere già in terra. Non contento di tutto ciò, s’è voluto anche sottoporre alla gogna mediatica in streaming incontrando quelli del Movimento 5 Stelle quando voleva fare un governo cui solo lui credeva.

L’elenco potrebbe proseguire e sarebbe lunghissimo, soprattutto se si andasse a pescare nell’ambito della politica. Ma, volendo restringere il campo al territorio viterbese, ci si accorge subito che anche qui i kazaki non mancano proprio. Prendete, ad esempio, Filippo Rossi. Dopo una campagna elettorale all’arma bianca contro tutto e tutti e dopo un’alleanza last minute con Leonardo Michelini che gli è valsa la poltrona di presidente del consiglio comunale viterbese, s’è inventato lo sfratto dei gruppi consiliari dalla sede storica di via Fontanella S. Angelo, che voleva far emigrare in via Garbini, facendo imbufalire tutti, compresi i suoi alleati. Kazako prepotente.

E Francesco Battistoni da Proceno? Lui ha compiuto un’opera meritoria, mettendo a nudo tutte le ruberie di quelli del suo partito e non solo. Ma ha provocato la fine anticipata del regno di Renata Polverini alla Pisana. Un kazako al merito.

Per chiudere, uno veramente doc, di professione: Paolo Gianlorenzo. Faceva il giornalista e scriveva bene degli amici e male dei nemici. Anzi, i nemici li metteva proprio alla gogna. Poi si è scoperto che faceva il kazako. Ma a pagamento.

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20   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Filippo Rossi da Trieste e Battistoni Magno da Proceno: due kazaki destinati a fare una bruttissima fine.

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