16122017Headline:

Smart city? Sì, ma con le piccole imprese

smart_city_Parlare di smart cities partendo dall’analisi puntuale di quello che serve alle nostre città, ognuna con le sue caratteristiche particolari, differente dalle altre per storia, tradizioni e cultura, significa far rientrare nella partita delle “città intelligenti” una pedina ingiustamente esclusa: le micro, piccole e medie imprese. Una città intelligente (“smart city”, appunto) è una comunità urbana che utilizza innovazione, tecnologie, creatività, cultura e comunità per garantire sviluppo economico, qualità della vita e attrattività di persone e risorse con benefici positivi per cittadini e imprese e di conseguenza per tutto il territorio circostante.

Uno studio realizzato dal centro studi di Confartigianato Imprese ha analizzato l’incidenza e le possibilità di sopravvivenza dell’artigianato nelle città intelligenti, ovvero in quei contesti dove si è deciso di utilizzare le nuove tecnologie per rendere migliore la qualità dei servizi. Dall’indagine è emerso che 124 comuni (1,5 % degli oltre 8 mila presenti sul territorio) corrispondono ai criteri del modello “smart city”, al cui interno sono oltre 335 mila le imprese artigiane attive nell’offerta di beni e servizi.

Dal rapporto del Centro Studi si intuiscono le potenzialità di sviluppo delle città intelligenti di cui sono portatrici le micro, piccole e medie imprese artigiane. Certo, c’è ancora molto da fare per superare quegli ostacoli di cui sembra essere intrisa la dinamica di sviluppo delle città intelligenti come, ad esempio, la mancanza di una visione strategica e di vasta area e l’eccessiva attenzione alle soluzioni tecnologiche rispetto ai bisogni da soddisfare.

In assenza di una strategia chiara e condivisa, di strumenti operativi e risorse finanziarie e, soprattutto, di una condivisione d’intenti con le amministrazioni, troppo incentrate sul rapporto con le grandi imprese fornitrici di tecnologie a discapito del coinvolgimento del complesso delle imprese e dei cittadini, l’approccio alle smart cities è stato finora quasi esclusivamente volontaristico ed episodico, caratterizzato da una visione molto astratta.

È necessario aprire la riflessione al modello di sviluppo, abbandonando la strategia basata solo sull’informatizzazione delle città e chiamando in causa altri stakeholder, tra i quali un ruolo fondamentale spetterebbe proprio alla rete di piccole imprese. È possibile progettare città in grado di mobilitare cittadini e imprese verso obiettivi condivisi a patto che il dibattito riesca a fuoriuscire dallo schema troppo astratto dei grandi trend globali.

Senza un coinvolgimento costante della cittadinanza e delle micro, piccole e medio imprese (pari a circa il 99% delle imprese italiane) che quotidianamente vivono gli spazi urbani, respirandone ogni particolarità, non è possibile costruire nessuna città intelligente. Facendo tesoro di queste considerazioni si può facilmente intuire il ruolo che rivestirebbero le piccole e medie artigiane che, da secoli, animano e contribuiscono a dare un volto ai contesti nei quali operano.
Dobbiamo spostare la nostra analisi su una dimensione comunitaria e di impatto immediato sulla qualità della vita quotidiana per comprendere l’importanza del coinvolgimento dell’imprenditoria artigiana. Salta all’occhio la centralità del suo ruolo nell’implementazione delle tecnologie in quei settori che coinvolgono gli aspetti principali della vita collettiva, basti pensare al progetto portato avanti da Confartigianato Imprese di Viterbo sul nostro territorio. Mi riferisco alla campagna “Confartigianato 2020” grazie alla quale è stata installata la prima colonnina di ricarica per auto elettriche. È evidente che questo genere di interventi deve andare ad inserirsi in un contesto generale di implementazione delle tecnologie applicate al quotidiano, per evitare di rimanere oasi nel deserto.

In poche parole, s’intravede una rinascita della manifattura urbana che prende le mosse proprio dalle radici profonde che l’artigianato ha affondato nel tessuto urbano. Non si tratta di una pura e semplice immissione di tecnologie all’interno delle nostre città quanto piuttosto di un sistema osmotico che metta in stretta cooperazione i sistemi produttivi con i luoghi e i tempi della vita quotidiana.
Dalla smart economy (aziende artigiane che lavorano nella comunicazione, design o pubblicità) alla smart governance (settore relativo alle istituzioni) le Pmi artigiane hanno possibilità d’azione in tutti i campi della produzione urbana, primo fra tutti quello relativo all’ambiente e al risparmio energetico, dove è possibile riscontrare il maggior numero di esempi di interventi realizzati finora.

Le nostre città sono ancora poco intelligenti, percorse da esempi isolati, ma con potenzialità enormi che attendono solo di essere implementate. Il primo e fondamentale passo in questo senso spetta alle amministrazioni locali che devono coinvolgere più attivamente le piccole imprese, capaci di intercettare ed esprimere le esigenze della comunità.

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20   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Provo disgusto per una piccola impresa come Kaffeina.

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