20102017Headline:

“Un Centro Esposizioni nel cuore della città”

Ferindo Palombella

Ferindo Palombella

Pensa in grande, Ferindo Palombella. Per esempio, un Centro Esposizioni nel cuore della città; una Mostra dei prodotti della Tuscia a ridosso del porto di Civitavecchia. Ci pensa e ci spera, il presidente della Camera di Commercio di Viterbo. «Perché conosco Leonardo (Michelini, evidentemente) da sempre, lo stimo anche per il rapporto che ha avuto e ha con le imprese. E’ uno di noi. La sua campagna elettorale si è svolta secondo un preciso fil rouge: serve tutto e tutti, alla fine però decido io».
Un sindaco autoritario?
«No, un uomo sicuro di come arrivare alla meta senza troppi compromessi. E’ partito con il piede giusto anche nella formazione della Giunta ed è un primo cittadino che ascolta: ha già incontrato alcuni pezzi importanti della società, come i rappresentanti dei commercianti, quelli degli artigiani, quelli delle associazioni di categoria. Sì è posto il problema del Poggino che è rilevante per la città. Diciamo che ha iniziato il suo mandato con uno stile diverso: va avanti per la sua strada senza alimentare le polemiche. Ora sta a noi creare con il Comune una sorta di rete».
Centro storico, ovvio. Cosa propone la Camera di Commercio al nuovo ordine municipale?
«Il nostro centro è una perla da valorizzare. Ha bisogno di essere vivibile e deve diventare un punto di incontro qualificante. Che vuol dire luogo di aggregazione di imprese di qualità che tengano conto di alcuni nostri tesori: enogastronomia, prodotti tipici e artigianali».
Sì, ma come si fa impresa?
«Con una risposta collegiale. Penso ad un Palazzetto del Gusto che, invece, di essere collocato all’esterno delle mura, dovrebbe trovare spazio nel centro storico. E qui il Comune potrà essere di grande aiuto…».
E’ un’idea concreta o un po’ immaginifica?
«No, ci sono dei locali di proprietà comunale che potrebbero servire allo scopo. Quello cioè di creare una grande Esposizione dove il turista può degustare, ma anche acquistare prodotti qualificati. Qualcosa stiamo già facendo a Civitavecchia dove, nella zona del porto, potrebbe sorgere un Centro esposizioni dei prodotti della Tuscia. Se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna».
Intanto però prosegue ininterrotta la moria dei negozi del centro.
«Le imprese, purtroppo, chiudono per la crisi generale. Per frenare al tendenza è necessario rivitalizzare il centro storico. Dobbiamo riportare le persone dentro. Ed è un po’ il percorso che abbiamo fatto con le botteghe del gusto».
Questo però implica anche un diverso modo di approcciare il problema urbanistico…
«Se qualcuno pensa che il futuro dell’edilizia sia nella costruzione di nuove case, be’ sta sbagliando. Dobbiamo riconvertire le abitazioni del centro e renderlo attraente».
Domanda d’obbligo: come vede il 2013?
«Ancora un anno di sofferenza perché la nostra economia è tale da farci entrare dopo nella crisi, ma anche di farci uscire dopo. Un parametro che però non è valido nell’agricoltura che, invece, sente immediatamente le varianti economiche».
L’export vola…
«Sì, ma si tratta di numeri piccoli. Ci manca la cultura delle esportazioni. Le nostre imprese, purtroppo, spingono poco su questo terreno. Tutto ciò che oggi produciamo ci serve soltanto per il nostro consumo. Non arriviamo neppure a Roma..e gli altri, nel frattempo, non stanno fermi, ma si muovono. Diciamo che siamo un po’ pigri. Le aziende dovrebbero costruire i cosiddetti consorzi di tutela all’interno di un sistema a rete. Guardi, per esempio, la comunicazione che fa il prosciutto di Parma o il parmigiano. Non solo parla di quella regione, ma anche dei consorzi di tutela. Qui non si fa niente».
Va be’, ma allora di chi è la colpa?
«Un po’ di tutti e poi manca da sempre la capacità di fare squadra».
E la medicina?
«Costruire un sistema a rete dove figurino Camera di Commercio, Regione, Comune e Provincia».
Adesso dovrebbe essere facile. Due enti su tre sono dello stesso colore politico.
«A queste cose non credo. Credo di più alle persone che sono al posto giusto e mi ricollego a Leonardo. E, se permette, anche alla Camera di Commercio degli ultimi anni».

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