20092017Headline:

Villa Buon Respiro, di nuovo niente stipendi

Una manifestazione dei genitori dei pazienti

Una manifestazione dei genitori dei pazienti

I lavoratori di Villa Buon Respiro di nuovo senza stipendio. I 180 dipendenti della clinica in strada Filante non hanno percepito le mensilità di maggio e giugno. La proprietà, che fa capo al gruppo San Raffaele, secondo quanto riportano Cgil, Cisl e Uil regionali (decine le cliniche in tutto il Lazio), “legano il pagamento degli stipendi nelle strutture all’esito dei confronti tra i rispettivi legali in sede regionale”, si legge in una nota. La vertenza è quella sui rimborsi che si trascina da mesi. Col risultato che gli stipendi arrivano a singhiozzo e il clima tra i lavoratori si fa sempre più rovente.

A Viterbo, se si vuole la situazione è ancora più ingarbugliata. Ecco cosa racconta Francesco Guitarrini, rappresentante sindacale della Cisl: “La Asl rimborsa solo una parte delle prestazioni erogate, in totale il 64 per cento. Significa che anziché 520 mila euro mensili, dalla Cittadella pagano per 320mila. Solo gli stipendi costano 400mila euro, quindi i conti non tornano e noi rimaniamo senza soldi”.

Il motivo va ricercato nella vertenza locale.  Dal 2002 la Regione ha proceduto con accreditamenti provvisori della clinica viterbese per malati psichici. La Asl ha sempre inviato pazienti a Villa Buon Respiro, rimborsando poi le prestazioni per milioni di euro. L’ultimo accreditamento è scaduto il 31 dicembre 2012 e la Regione non lo ha rinnovato. Anzi, il 5 marzo l’ente di via Cristoforo Colombo aveva di fatto decretato la chiusura della struttura, dichiarando illegittime gran parte delle prestazioni: l’accreditamento restava solo per 68 posti letto residenziali e 15 semi-residenziali. Esclusi i 27 posti nelle case-famiglia, altri 25 semiresidenziali e le 100 prestazioni ambulatoriali (per i primi due negata persino l’autorizzazione). Il gruppo Tosinvest ha presentato ricorso, accolto in tre giorni dal Tar, che ha salvato così i pazienti, altrimenti sfrattati e in mezzo a una strada, visto che in tutto il Viterbese non esiste struttura capace di accogliere questa particolare tipologia di ammalati (molti dei quali rimasti anche senza famigliari).

Ebbene da gennaio la Asl, appellandosi al fatto che la sospensiva del Tar non chiarisce se i servizi ambulatoriali sono legittime o meno, non paga per le 100 prestazioni fornite in questo regime, mentre salda solo l’80 per cento dei costi per i residenziali e per i semiresidenziali. Significa che i soldi rimborsati non bastano nemmeno a coprire i costi di gestione: così gli stipendi non arrivano e i fornitori non vengono pagati. “Finché la giustizia non chiarirà la vicenda, non possono rimetterci lavoratori e quindi pazienti. Asl e proprietà – conclude Mario Malerba, segretario Fps Cisl – trovino un accorso che li salvaguardi entrambi.Parliamo di operatori che curano i malati psichici e che continuano a farlo sebbene non ricevano alcun compenso. Le istituzioni non possono tollerare che questa vergogna continui”.

 

 

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