25092017Headline:

Comune, non è oro tutto ciò che luccica

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Ferragosto, politica mia non ti conosco. E forse è giusto così. Dal momento che anche i politici hanno diritto a un periodo di meritato riposo. Tutti a bagno dunque, o al fresco delle alte quote, in attesa della ripresa che a Viterbo, come da rito canonico, avverrà dopo Santa Rosa.

Forse allora, proprio questo, è il momento per qualche riflessione da fare a mente fredda per analizzare con serenità ciò che è avvenuto e ciò che dovrà avvenire. Partendo magari dal Comune di Viterbo, dove a giugno s’è verificata quella rivoluzione storica che ha consegnato, per la prima volta nella storia, palazzo dei Priori al centrosinistra.

Sabato scorso, proprio su questo giornale, è uscita una lunga intervista al sindaco Leonardo Michelini  che ha tracciato un bilancio dei suoi primi 60 giorni di governo della città. Un collega mi ha mandato un sms per dirmi che quel colloquio era troppo “buonista”, un altro autorevole lettore si è invece divertito a definirmi “l’Istituto Luce del sindaco”.

Premesso che tutte le opinioni sono rispettabili, mi permetto di far osservare che, a un’attenta lettura delle esternazioni del sindaco, alcuni punti di criticità ci sono eccome. Due su tutti: la sua sovraesposizione rispetto ai problemi della città (“Mi devo occupare di tutto, ma l’impegno per i piccoli problemi sottrae tempo alla soluzione di quelli grandi”) e il conseguente giudizio sulla sua giunta (“Hanno tutti la mia fiducia, ma c’è chi ha esperienza e chi deve farla”).

Michelini di più non poteva dire, ma gli va riconosciuta quanto meno l’onestà intellettuale di aver messo il dito sulla piaga. Dal momento che, stando anche ai boatos che si odono nei corridoi di palazzo dei Priori, è proprio nell’esecutivo che si registrano le maggiori falle. C’è chi dice per il troppo agire in solitaria del primo cittadino, chi invece addossa le responsabilità a qualche assessore particolarmente indolente, che non risponderebbe a dovere alle sollecitazioni.

Problemi da risolvere nel chiuso delle quattro mura comunali, sicuramente. Fatto è però, che a due mesi dell’insediamento Leonardo Michelini si è limitato a gestire il quotidiano (compresi i problemi che gli sono piovuti addosso), ma non ha ancora illustrato al consiglio comunale e ai viterbesi tutti qual è la sua idea di città e quali sono i progetti (più o meno grandi) per una sua auspicabile trasformazione. Manca ancora insomma, un programma del sindaco su cui discutere e fare poi le opportune valutazioni.

Anche perché ci sono questioni che attendono di essere affrontate con una certa urgenza. Qualche esempio? Le terme Inps, che la giunta di centrodestra ha lasciato a bagnomaria per anni. La situazione, con l’avvento di Michelini, non è ancora cambiata e la speranza è che a settembre il toro venga preso finalmente per le corna. Finora però, tutto tace.

E ancora: il relazionamento con il porto di Civitavecchia e l’Interporto di Orte, visto che Viterbo ha la fortuna di trovarsi proprio nel bel mezzo delle due strutture e che qualcosa si sta muovendo per il completamento della superstrada. Cosa intende fare il Comune per non rimanere fuori dalla partita?

Infine: a giugno s’era parlato di rispolverare i vecchi progetti disegnati tanti anni fa in località Volpara. Già ce ne siamo dimenticati?

Partendo proprio dalle parole del primo cittadino, che ha denunciato una sua eccessiva sovraesposizione su tutti i problemi, va infine sottolineato che in questo è lui ad avere in mano il boccino. E’ lui che deve decidere ciò di cui occuparsi in prima persona e ciò che può e deve delegare ai suoi assessori. I quali, godono o non godono della sua fiducia?

Conclusione: spero di aver soddisfatto i due dei miei 25 lettori che mi hanno rampognato.

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21   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Non si curi delle critiche, caro Sassi, non è il primo, né sarà l’ultimo, giornalista amico e apologeta dei politici. Un tempo non era così, ma queste sono nostalgie da vecchi reazionari ormai tenute in nessuno conto da chi con la politica ha trovato e trova la sua isola del tesoro.

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