L’aveva già distrutta un papa, ma allora c’era il Medioevo. Adesso siamo oltre il Duemila, ma la barbarie non è finita, o almeno così sembra. Fontana di Piano, nel cuore di Pianoscarano, una delle più belle e significative della città, perde. Perde acqua. C’è un buco nel lastrone di peperino che forma la vasca. L’acqua cola lungo la piazza. In una città che ha fatto un pandemonio per una pedana che appoggiava delicatamente su Fontana delle Erbe, be’, questa dovrebbe essere una notizia bomba. Dovrebbe.
La domanda successiva è: perché perde? Gli abitanti della zona dicono che quel buco già c’era, ma era piccolo, e le perdite erano limitatissime. Questo fino a qualche giorno fa. Quando una truppa di “cittadini volenterosi” hanno avuto la bella pensata di ripulirla, seguendo l’ultima moda cittadina: quella del volontariato gratuito, non richiesto, e soprattutto non specializzato. Già, perché giurano gli stessi abitanti che per ripulire la fontana, in questa circostanza, siano stati usati mezzi non proprio eccezionali: scope e scopettoni. Senza dimenticare che per fare operazioni così delicate, per mettere le mani su un monumento che ha ottocento anni di vita (l’attuale fontana risale al 1376, e tra un po’ ne ricorderemo la storia), servirebbe un minimo di competenza tecnica. Per diventare restauratori servono anni di studio e di tirocinio sul campo, insomma, a meno che uno non voglia fare il restauratore della domenica. Come in questo caso. E va bene che lo spirito di iniziativa va sempre lodato, va bene la buona volontà, va bene tutto, ma si possono trovare modi migliori per dimostrare l’amore per la città.
Dunque, il buchetto che già esisteva è diventato un bucone. Magari perché qualcuno ci ha passato sopra con troppa forza una scopa, una ramazza, uno spazzolone, rimuovendo così lo stucco che ne limitava le perdite, o togliendo quel provvidenziale strato di melma o sporco – accumulatosi negli anni – che fungeva da tappo naturale. E pensare che c’erano persone che si erano prese a cuore la Fontana di Piano, e che stavano studiando – con calma e con giudizio – dei progetti seri e specialistici per riportarla all’antico splendore…
Già, Fontana di Piano. Antica, molto antica, fonte potabile per gli abitanti del rione di Pianoscarano, quando l’acqua corrente nelle case non era neanche immaginabile. Dunque preziosa. Dunque difesa con le unghie e coi denti dagli abitanti del borgo: gente tosta, orgogliosa, piascaranesi di una volta. Ecco perché una donna si oppose a dei servi di un cardinale, che nel 1376 volevano lavare dentro la fontana un cagnolino del padrone. In città c’era papa, Urbano V, e il cardinale faceva parte della sua corte, di ritorno da Avignone. Alla donna fiera che protestava, si opposero gli uomini del prelato. Ne nacque una discussione, poi una rissa, poi una rivolta che si estese presto al resto della città. Truppe papaline contro viterbesi. La ribellione durò poco, e arrivò la repressione durissima, condotta dalle truppe pontificie senza pietà: molti furono gli arrestati, dieci i giustiziati mediante impiccagione. Fontana di Piano fu distrutta, come ultima terribile rappresaglia. Ma i piascaranesi la ricostruirono presto, e più bella e maestosa. E’ quella che vediamo oggi, e che perde acqua da quel buco.








