24112017Headline:

Il governo? Non sa nulla ma pensa di sapere

camera deputati“Lui non sa nulla e pensa di sapere tutto: tutto ciò fa pensare chiaramente ad una carriera politica”. George Bernard Shaw non conosceva certamente il nostro apparato politico, ma conosceva bene quella tipologia di uomo politico che i nostri attuali sembrano incarnare alla perfezione.

Superata abbondantemente la metà del 2013, prossimi alle vacanze estive che, storicamente, paralizzano il sistema politico amministrativo italiano è opportuno fare un riepilogo della situazione del Paese. Tirare le somme di questa prima metà di un anno, complicato, faticoso, estremamente difficile, non può non indurci a giudicare. Sotto la nostra lente d’ingrandimento, come sempre, l’operato del Governo, la testa che traina il corpo italiano e che finora si è limitato a traccheggiare, lasciando il Paese impantanato in un limbo paludoso, incastrato tra la recessione e l’assenza di una visione politica innovatrice.

Poca audacia nelle riforme e troppa foga nel riconfermare il labirinto burocratico in tutta la sua interezza e nel sostenere, con l’approvazione di emendamenti come il Durt, ulteriori freni che vanno a rafforzare le già pesanti catene del giogo burocratico che imbriglia le aziende. Stando così i fatti, a noi associazioni non rimane che dettare una proposta politica per il Paese, riferita a chi pensa di sapere ma che, in realtà, ignora di conoscere. A chi, dunque, pensa di sapere come amministrare ma ignora che non lo si può fare senza essere ispirati dalla condivisione.

Ora, come non mai, Confartigianato Imprese di Viterbo sente l’obbligo di lanciare proposte politiche a salvaguardia dell’Italia, Paese portato sempre più alla deriva da proposte inconcludenti e mai creative, se non in quelle dichiarazioni istituzionali che non ispirano nemmeno più fiducia. Dichiarazioni che annunciano la ripresa da una crisi negata per troppo tempo nonostante l’evidenza. Dichiarazioni che arrivano da quelle stesse voci che hanno impiegato anni per ammettere che “no, non andava tutto bene” e che si stava perdendo il Paese a causa di quel malcostume, tutto italiano, del tergiversare. Una negazione insensata e ostinata malgrado da più parti arrivassero intuizioni inerenti alla recessione che stava per abbattersi sull’Italia, una per tutte quella del monsignore Domenico Mogavero, il presidente degli affari giuridici della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) che in un’intervista del 4 marzo 2010 dichiarava che eravamo in presenza di una crisi notevole, avvertita e denunciata dai vescovi, preti e laici illuminati. Proprio Mogavero preannunciava che «la crisi si produce perché ci si è allontanati dai valori» con la conseguente sfiducia nelle istituzioni, nella legalità, nell’impegno sociale e nella «politica, che non è più a servizio della società».

Sono ancora questi i grandi mali sui quali proliferano i problemi dell’Italia, difficoltà che, divenute ormai insormontabili a fronte di tempi strettissimi (l’autunno è dietro l’angolo!), per essere affrontate richiedono una sistemazione logica, una complessità organica basata sulle necessità pragmatiche del Paese. Più volte abbiamo lanciato un appello alle istituzioni affinché facessero fronte alla necessità di un’azione di sintesi sociale, amministrativa, progettuale, politica, economica e attuale o, per meglio dire, puntuale come era puntuale la ricetta che dispose interventi e proposte nella rinascita italiana dal dopoguerra agli anni Novanta.

Dobbiamo accorgerci davvero di quanti sono stati messi in ginocchio dalla concezione che quest’era politica ha dell’economia e dei mille volti in cui viene declinata, dall’economia speculativa all’economia reale. Le vittime lasciate indietro da quest’atteggiamento ingiustificato e ingiustificabile sono, per usare la nota parabola del buon samaritano, “feriti buttati a terra dai ladroni” ed è a loro che guardiamo noi Associazioni di categoria. Tra i nostri associati vantiamo aziende artigiane, micro, piccole e medie imprese per le quali il manifatturiero rappresenta l’unica fonte di reddito aziendale e che sono duramente colpite dalle difficoltà che, indotte da una pessima condizione dello Stato, colpiscono l’intero nucleo familiare. Non si può passare oltre, far finta di niente e lavarsene le mani.

La nostra cultura, fortemente intrisa di quello spirito cristiano che ne è retaggio secolare, al quale ci richiama quotidianamente l’attuale pontefice, c’impone di spalancare gli occhi e di riconoscere in questi “feriti” il risultato doloroso di una serie di errori che chiede giustizia. La richiesta di un appello energico ad intervenire.

Se nelle nostre radici troviamo quel sentimento che ci spinge ad essere coscienti è sempre nel nostro passato che troviamo vecchi rimedi adatti a soddisfare la richiesta d’intervento. Basterebbe lasciarsi ispirare da quegli uomini, statisti e pensatori dotati di grandi visioni: penso alla ricostruzione industriale di Enrico Mattei; al cattolicesimo liberale di Luigi Sturzo; alla linea statalista del vecchio sindaco fiorentino, Giorgio La Pira; e, attualmente, alla “fabbrica del pensiero” di Francis Fukuyama. In particolare, il pensiero dal quale possiamo concretamente attingere in cerca di una proposta strutturale interessante è quello di Ernesto Galli della Loggia, grande filosofo economico che rigetta la “contrapposizione manichea” tra global e no-global. La sintesi del suo pensiero è rintracciabile nella comprensione che l’universo globale nel quale viviamo non è che la risultante di tre direttrici: un evento tecnologico-comunicativo, un processo economico-finanziario e un dato politologo (la fine dei blocchi ideologici, la crisi dello stato nazione, la messa in moto dei flussi di popolazione).

Sulla base di quanto fin qui detto, nell’evolversi della situazione economica dei prossimi giorni, cercheremo di proporre al Governo proposte ispirate a quelle che furono, sono e saranno le speranze e le necessità di cui la nostra associazione si fa portatrice e interprete. Cercheremo di fare chiarezza per trovare ricette vincenti per un programma di ri-partenza economica intelligente e attento alle imprese e alle problematiche costanti di questi ultimi decenni: occupazione, fisco, istituzioni, finanza, credito. Costruiremo una progettualità condivisa e condivisibile che ci conduca verso l’uscita, reale e non chiacchierata, dalla crisi, per futuro del nostro Belpaese e dei nostri figli.

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