26092017Headline:

La Tuscia e l’antico fascino del telegramma

 

Uno sportello postale

Uno sportello postale

E chi lo ha detto che il telegramma è roba da museo, puzza di muffa, e che non serve più a niente? Nessuno, non lo ha detto nessuno, se si eccettua qualche scienziatone che ad ogni pie’ sospinto pronostica (o forse si augura) la morte dei vecchi mezzi di comunicazione in favore di quelli più nuovi, e tecnologici. Ci dispiace per lorsignori, i sociologi, i guru, o forse i gufi: il telegramma è vivo e lotta insieme a noi.

Lo sostiene, numeri alla mano, Poste Italiane, e va bene che lo studio potrebbe essere considerato come leggerissimamente di parte (le Poste, coi telegrammi, ci guadagnano), ma i dati sono inequivocabili. Nove milioni di telegrammi inviati dagli italiani nel 2012, oltre quattro milioni nei primi sei mesi del 2013, fino a giugno. E la provincia di Viterbo si difende da par suo: più di 15mila telegrammi spediti nel primo semestre del 2013.

Dice: ma non sarebbe più comodo comunicare con l’email, facebook, twitter, whatsapp o qualsiasi altra diavoleria abbiano inventato quelli di internet negli ultimi dieci minuti? Non sarebbe più rapido? Non sarebbe persino più economico? D’altronde anche Paesoni grandi e grossi come Stati Uniti e India hanno già provveduto ad abolirli. E invece no, evidentemente. Cerchiamo di indovinare i motivi, con giudizio.

Uno lo fornisce la stessa Poste Italiane, facendo sapere che di questi 15mila telegrammi viterbesi, solo il 39 per cento è stato inviato tramite l’ufficio postale tradizionale, mentre il 55 per cento attraverso il call center dell’azienda (dunque per telefono), e il 4 per cento dal sito www.poste.it. E cioé: non è che poi oggi sia così scomodo, anacronistico e inutile inviare teelgrammi. Specie per le pratiche ufficiali – visto che le Poste conservano tutti i dati della missiva, che un domani potrebbero tornare utili – e per quelle formali, tipo le condoglianze o gli auguri (più auguri che condoglianze, speriamo).

La seconda ragione è più tecnica: con queste connessioni che abbiamo qui, tra banda larga che sembra una fettuccia, wi-fi latitante e mille altri cavoli, specialmente nei piccoli centri della provincia, il telegramma è sempre il metodo più rapido, sicuro e accessibile alla massa. Sempre meglio che aspettare due ore per la connessione, salvo poi vederla saltare all’ìimprovviso, con relativa dose di maledizioni.

La terza ragione è romantica, perché vale la pena considerare ancora il romanticismo come qualcosa che esista e resista. Inviare un telegramma, con le parole misurate, il testo pensato e ripensato, è una cosa slow che diventa fast nel suo percorso al destinatario. E già, il destinatario: vuoi mettere la curiosità e l’ansia per chi riceve, nello scartare la busta, e poi leggere il messaggio, sperando che siano buone notizie (soldi, magari)? Sensazione unica, che i viterbesi, da vecchi sentimentali, non si sentono ancora pronti a mandare in pensione. E stop.

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18   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Telegramma per l’ottuso Barelli avvocato assessore: Dimettiti.

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