16122017Headline:

“Il nuovo sindaco? Pensi soprattutto al lavoro”

Domenica Merlani

Domenico Merlani

Si astiene dal dare giudizi preventivi: troppo giovane il governo cittadino per finire in pagella. Però, Domenico Merlani presidente di Unindustria Viterbo, una certezza ce l’ha: dalla crisi si esce soltanto se istituzioni, imprese, lavoratori, si impegneranno a lavorare insieme. «Cosa mi aspetto dalla nuova amministrazione comunale? Il mio è più che altro è un augurio, quello che si possano mettere insieme iniziative orientate all’occupazione. E’ la priorità delle priorità».
E da dove bisognerebbe cominciare?
«Dalle nuove opportunità. Noi, come Unindustria, stiamo spingendo molto sulla Green Economy e sul discorso Smart City».
E cosa significano esattamente?
«La Green Economy, per la quale la Regione ha messo a disposizione una parte dei fondi europei, è lo strumento principale per la riqualificazione edilizia con impatto zero rispetto all’ambiente. Elimina ogni fattore inquinante. Nella Green entrano anche le energie rinnovabili».
E’ il progetto Smart City?
«Sono due settori complementari. Quando si parla di Smart si pensa, evidentemente, al risparmio energetico, all’efficientamento dei servizi pubblici».
E, dunque, bisognerebbe dire basta al processo di cementificazione della città?
«Attenzione, Viterbo negli ultimi 20 anni si è sostenuta su uno sviluppo urbanistico non scellerato, come molti dicono, ma anche razionale. La crescita del polo universitario, accompagnata da quella urbanistica, ha dato alla città due decenni di benessere».
Ma è venuto il momento di cambiare? Cioè bisogna puntare di più sull’ampliamento della città o sulla sua riqualificazione?
«Sono due strade che vanno percorse insieme. Non possiamo dire stop all’espansione della città perché l’economia ristagnerebbe sicuramente. Dobbiamo invece pensare ad una città attrattiva con un trend edilizio controllato, legato all’incremento demografico. Il che ci consentirà di avere più risorse, più servizi, più occupazione. Non possiamo pretendere di avere lavoro e poi restare nell’immobilità più assoluta. La ricchezza nasce dalla cultura e noi la sosteniamo, si alimenta con il turismo, ma anche facendo diventare Viterbo un centro attrattivo».
L’edilizia, o meglio, la sua crisi è sotto gli occhi di tutti: in tre anni sono saltate 300 imprese di settore e sono stati cancellati 1.200 posti di lavoro. Che vuol dire? Siamo all’anno zero?
«E’ il risultato di ciò che stavo dicendo. Il fatto di non avere più un settore nevralgico in fase attiva, ci danneggia notevolmente…».
E’ la fotografia di un disastro.
«Sì, senza considerare anche i danni sull’indotto, fatto di professionisti, artigiani, industrie. I dati che lei ha citato vanno aumentati di almeno sei volte. Non possiamo pensare che un comparto come quello edile possa essere abbandonato a se stesso e poi stupirci quando vediamo crescere la disoccupazione».
L’annunciata rivoluzione dell’Imu avrà un impatto negativo sulle costruzioni?
«Non credo. A incidere è la tassazione che ha raggiunto livelli tali per cui l’investimento sugli immobili non è più conveniente».
Cosa si aspetta per l’immediato futuro?
«Quando sento parlare di ripresa con date prefissate, resto un po’ perplesso. Saremo noi i responsabili di quanto accadrà prossimamente. Dovremo essere tutti coinvolti in una grande manovra per fa sì che questo Paese e i suoi territori possano riavere ossigeno. Sono ottimista perché credo che siamo di fronte ad un cambiamento epocale: alcuni settori andranno in estinzione e altri nasceranno».

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