22112017Headline:

Viterbese, comincia l’era Camilli

camilliCerte volte bastano pochi minuti per capire che stagione sarà. Quando la squadra si è appena radunata, i giocatori che arrivano abbronzati dalle vacanze, la distribuzione delle borse e delle maglie, i tifosi con la speranza negli occhi, i cronisti accaldati. Un’atmosfera di dolce casino, perché i meccanismi debbono ancora essere oliati, e la routine richiede tempo. Oggi la Viterbese, insieme ad altre squadre della Tuscia, comincia il suo cammino. E’ il primo giorno di raduno a Valentano, su quelle dolci colline intorno al lago di Bolsena che già hanno ospitato in passato i gialloblu, e che non sono poi così lontane dal feudo camilliano di Grotte di Castro.

Già, Camilli, i Camilli. Saranno loro i protagonisti di questa avventura, perché così è scritto. La Viterbese che oggi inizia a lavorare – e che qui non chiameremo mai e poi mai Viterbese Castrense – è una loro creatura, nel bene e speriamo mai nel male. Piero Camilli coi figli Vincenzo e Luciano l’hanno trasferita qui, in sostituzione della moribonda As Viterbese calcio. Loro l’hanno immaginata e allestita, pezzo dopo pezzo, come base solida sulla quale costruire le fortune future del pallone cittadino. In questo progetto che è solo agli inizi, e che dovrà conquistarsi il cuore dei tifosi con il tempo e i risultati, è stato necessario fare un passo indietro, ripartendo dall’Eccellenza. Cioé da un campionato regionale, dove le avversarie si chiamano Monterosi e Fonte Nuova, dove i derby si sprecano, dove gli arbitri sono dei volenterosi ragazzini, dove le caviglie sono bocconi ghiotti per gli avversari (e ancora di più se indossi la maglia gialloblu col leone…). Un campionato che da queste parti non si è mai frequentato, e che anzi si è sempre guardato con commiserazione. E però, in una visione catartica del calcio (e della vita), forse si può prendere questa retrocessione temporanea come una pena da pagare per gli errori del passato, per i disastri. Mordere la polvere, insomma, può servire da lezione per tornare in alto, più forti di prima.

La maturazione della piazza, ecco un altro processo in atto a Viterbo. Crescere, capire, accettare le sconfitte così come le vittorie. Cose che qui non si sono mai fatte, ragionando da allegre cicale, accogliendo in pompa magna quei presidenti che promettevano la luna e poi avevano i buchi nelle scarpe. Qui i ricchi non ci sono mai stati, di scemi invece ne sono transitati parecchi, in società così come in tribuna, tra i tifosi creduloni.

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