26092017Headline:

“Per la Tuscia neanche un subappalto”

Luigia Melaragni

Luigia Melaragni

Spiacenti, non c’è lavoro. Anzi, no, perché a ben guardare c’è una ditta di Tarquinia che si è aggiudicata una commessa di (nientepopodimeno) tre milioni di euro. Complimenti, una vera fortuna nell’ambito dell’assegnazione degli appalti per la realizzazione del lotto ”6A”, più banalmente la bretella tra Civitavecchia e Tarquinia dell’Autostrada Tirrenica. Una fettuccia d’asfalto di 14,6 chilometri sulla quale saranno spalmati 174 milioni di euro.
I cantieri dovrebbero partire in tempi stretti, si fa per dire. Perché la lentezza, soprattutto burocratica, è un brand tutto italiano. Sulla carta compiti e lavori sono stati già distribuiti: tutti però a soggetti imprenditoriali estranei alla provincia, tranne la ditta di cui sopra. La Sat (Società Autostrada Tirrenica) ha diviso la torta senza tener conto della Tuscia. Per le aziende viterbesi neppure uno straccio di subappalto. Complimenti a chi immagina ancora onirici aeroporti a due passi dal palazzo dei Papi e chilometri di infrastrutture lungo il mare che fu degli Etruschi: magari, nel frattempo, avrebbe impegnato meglio il tempo a supportare iniziative magari più modeste, ma realistiche.

Tuona Luigia Melaragni, presidente della Cna di Viterbo e Civitavecchia: «Sono umiliate le professionalità e la dignità di operatori che possiedono le capacità e i mezzi per la costruzione dell’opera e si sottrae al territorio, in una delle fasi più drammatiche per l’economia, l’unica importante occasione di lavoro. Le istituzioni e la politica hanno il dovere di intervenire a tutela delle imprese e dei lavoratori locali». La Cna dà anche i numeri dello status comatoso del tessuto produttivo tarquiniese: un saldo negativo di 69 aziende registrato nel 2012 (ben 163 le cessazioni contro le 94 iscrizioni) su un totale di 2.089. L’edilizia, in particolare, è in grandissima sofferenza con 15 cancellazioni su 176. E nel prossimo anno il bilancio sembra destinato a peggiorare. «La tensione è alta – avverte la Melaragni – perché le imprese avevano sperato di riuscire ad aggiudicarsi almeno una fetta dei lavori. Siamo invece costretti a prendere atto che l’imprenditoria locale è stata completamente tagliata fuori. Chi siede nelle istituzioni deve assumere piena consapevolezza di questa situazione ed esprimere il massimo impegno a difesa della nostra economia».
Il numero uno della Cna denuncia il «black out» totale. E porta anche un esempio emblematico: su 45 lavoratori che già sono impegnati nella costruzione del corridoio autostradale ben 6 – udite, udite – sono di Tarquinia. Quasi un obolo per una città che meriterebbe una maggiore attenzione. Di quei 174 milioni che la Sat impegnerà per realizzare l’infrastruttura a Tarquinia, anzi ad una sola ditta di Tarquinia, ne andranno 3. La speranza però è sempre l’ultima a morire (si dice così) e quindi l’economia locale può sperare ancora di trovare un po’ di lavoro sul prossimo lotto, quello tra Tarquinia e Capalbio.

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