21092017Headline:

La via Francigena sbarca sul web

via-francigena-sign1La via Francigena: dalla pergamena al digitale. Fa notizia (lanciata dal Messaggero il 7 settembre scorso) che ha preso il via il progetto di “Google Street View”. “Google – ha precisato Giorgio Renzetti – metterà in rete, attraverso le riprese con telecamera a 360 gradi, il principale itinerario che portava, e porta,  i pellegrini dal nord Europa verso la capitale della cristianità. Il primo tratto a essere tracciato sul web sarà quello laziale tra Viterbo e Montefiascone”. Tra qualche settimana, quindi, quando la mappatura sarà conclusa, sarà il supporto digitale a raccontare la natura, l’arte, la storia del “cammino di Dio”, descritto per la prima volta qualche secolo fa con ben altri supporti scrittori, come la pergamena. Quando e da chi?

Per saperne di più sarà utile sfogliare, leggere e/o rileggere il volume Pellegrinaggi a Roma (edizioni Città Nuova, pp.16, lire 20.000) con il quale Massimo Miglio, presidente dell’Istituto storico per il medio evo e accademico dei Lincei, ricompone su un unico ordito le testimonianze di viaggio e le guide destinate ai pellegrini che si recavano nella città eterna,  ad limina apostolorum.

E’ una miscellanea di testi, preceduti da un ampio saggio interpretativo, scritti tra il IX e il XII secolo, tra i più famosi della letteratura per così dire giubilare: l’itinerario di Einsiedeln, un codice conservato nell’omonima abbazia benedettina svizzera; l’itinerario di Sigerico, vescovo di Wiltshire, nel 990 nominato arcivescovo di Canterbury, in viaggio a Roma per ricevere dalle mani di papa Giovanni XV il pallio; l’itinerario di Guglielmo di Malmesbury, monaco dell’omonima abbazia inglese, che andò “a Roma solo con il pensiero e visitò la città con gli occhi di altri”; i “Mirabilia urbis Romae”, opera di un anonimo, forse da identificare con Benedetto, canonico della basilica di San Pietro; e infine il “De mirabilibus urbis Romae”, di un pellegrino di cui conosciamo solo il nome, Magister Gregorius.

Ciascuno di essi scandisce i canoni dei riti del pellegrinaggio medievale. Il rito della partenza: la bisaccia sull’altare, l’invocazione della benedizione di Cristo, la consegna del bordone, la preghiera con la quale si chiedeva a Dio di preservare il pellegrino da ogni avversità e di essergli guida e compagno durante il cammino. Il rito del ritorno, dopo giorni, settimane, mesi, con il raduno in chiesa e la consueta preghiera di ringraziamento: «Ti preghiamo, Dio onnipotente, di perdonare con misericordia questi tuoi servi che hai fatto tornare salvi dal santo viaggio, per qualsiasi cosa abbiano commesso contro la tua giustizia o per fragilità della carne, o con gli occhi, o con orecchie svergognate, o con colloqui oziosi, o in qualsiasi altro modo. Conservali liberi da ogni diabolica tentazione e sempre obbedienti ai tuoi ordini».

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378   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Speriamo non sbarchi sul web anche il faccione cubista dell’ottuso Barelli.

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