22062018Headline:

La Viterbese e la prima volta di mattina

L'esultanza dei gialloblu a Canino

L’esultanza dei gialloblu a Canino

Cosa si prova a fare l’Eccellenza? Cosa si prova a giocare di mattina? Oggi i tifosi della Viterbese scopriranno questa sensazione, che comunque si sarebbero risparmiati volentieri. Ma visto che ormai ci siamo, meglio andare, vedere e vincere. Che sia di mattina o di pomeriggio è un dettaglio, per una squadra che è stata costruita per asfaltare tutto e tutto. E però il fatto che si giochi di mattina, oggi a Fonte Nuova, è una curiosità che vale la pena approfondire.

Perché erano anni, decenni o secoli, che ai gialloblu non capitava, ringraziando dio Eupalla.  Già, nei campionati frequentati finora, la serie D o meglio ancora i professionisti,  la mattina di solito si dorme. Si riflette. Magari si va a messa. Ma il calcio no, quello serve a consacrare il pomeriggio, in un rito laico che si perpetua da anni. E infatti anche la nuova Viterbese, quella targata Camilli, le partite casalinghe si giocano dopo pranzo, e la tradizione continua, lo stadio si riempie, le passioni s’accendono. Si è giocato di pomeriggio anche la prima di campionato a Canino: furba, la società di casa, ha capito che per “agevolare il flusso di tifosi” dal capoluogo – e garantirsi allo stesso tempo un incasso sluroposo – sarebbe stato meglio accettare la collocazione pomeridiana. E in effetti col senno di poi (del quale, è notorio, sono piene le borracce), a Canino è stato un successone. Torme di tifosi più o meno organizzati, l’entusiasmo, la birra e chissene se pioviccicava un po’: il calcio è anche pioggia in faccia e vento e freddo e caldo e zanzare.

Oggi invece a Fonte Nuova, contro la Fontenuovese, si va di mattina. Occhi pesanti, testa che gira per chi ieri ha fatto serata, eppur bisogna andare. Ci vuole un’oretta e mezza, se non c’è traffico, per raggiungere questo paesone appena fuori il raccordo anulare, tra Monterotondo e Guidonia. Calcio d’inizio alle 11, e si finisce giusto in tempo per il pranzo.  Magari una carbonara, e vino dei castelli (quello volendo, anche durante la partita). Un sacrificio, il primo, in un campionato che ne chiederà altri, nelle trasferte contro le squadre che giocano la mattina. Quasi tutte le romane, per esempio, che hanno adottato questa collocazione oraria per dedicare il pomeriggio a seguire le cose più importanti, tipo Lazio e Roma in serie A.

Vale la pena l’alzataccia per seguire la Gialloblu? Questa è la domanda delle cento pistole, e la risposta non può essere che sì. Vale sempre la pena. Valeva la pena quando c’erano i birbaccioni e il futuro era scuro. Valeva la pena quando si faceva la C, si sognava la B, ma si materializzò un fallimento. Valeva la pena fare le trasferte sarde o quelle bastarde tipo Nocera. Valeva la pena quando giocava Cozzella ma anche quando c’era Langiotti, quando scavallava Mannucci e quando parava Grandclement. E’ sempre valsa la pena, oggi che si fa il futuro, vale ancora di più. Come ricordarlo, un domani, quando Fonte Nuova sarà lontana e la mattina si potrà tornare a dormire.

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