16122017Headline:

Rossi: “Meno contentini, più professionalità”

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Per la festa di Santa Rosa serve una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione culturale che metta al centro il Trasporto della Macchina – unico punto fermo – e ci costruiscano intorno eventi della stessa qualità, non “le boiate” che ci sono adesso. Una rivoluzione da affidare ad un direttore artistico che abbia capacità e professionalità, anche se questo andrà pagato e bene, ma che sia in grado di confezionare un prodotto volano di crescita economica e turistica, uscendo da quello che oggi è solo un “marchettificio”.

All’indomani dell’archiviazione dell’ennesimo 3 settembre e dintorni – secondo un canone trito e ritrito che non cambia da decenni – il parere sulle festività di Santa Rosa abbiamo deciso di chiederlo a Filippo Rossi nella sua qualità specifica di operatore culturale. Rossi è l’inventore di Caffeina, una manifestazione che una rivoluzione cittadina l’ha già provocata grazie alla qualità degli eventi proposti. E allora, proprio perché – al di là del suo attuale ruolo politico – le mani in pasta con la cultura ce l’ha, rappresenta sicuramente una voce autorevole su un tema che di dibattito ogni anno ne crea tanto,  anche se poi tutto finisce in una mediocre continuità.

Allora Rossi, un giudizio su Santa Rosa?

“Grande il Trasporto della Macchina. Il Settembre viterbese una boiata”.

Bene. Partiamo dalla Macchina.

“La Macchina rappresenta sentimentalmente l’identità viterbese. Mi ricordo che da bambino la vedevo a piazza del Teatro ed era un susseguirsi di emozioni. L’attesa, l’arrivo, i Facchini, la salita. Quest’anno, avendo seguito il Trasporto da vicino, ho avuto emozioni simili. Soprattutto durante la girata a piazza del Teatro. La Macchina è un evento culturale, intellettuale e simbolico di altissima qualità. E non è solo passione, ma anche tecnica. Me ne sono accorto seguendo i Facchini da vicino”.

E il resto?

“Sul resto non ci siamo proprio. Da anni non si fa altro che assemblare quello che c’è, senza alcuna connessione logica. Manca tutto: i valori della cultura, della tradizione, del turismo. Invece servirebbero eventi che abbiano qualità pari al trasporto”.

C’è una ricetta in tal senso?

“Mah, io penso a una serie di eventi da concentrare in cinque giorni, una settimana al massimo. Eventi tra cui inserisco il corteo storico e altre attività religiose. E poi, musica sacra, teatro. L’importante è che siano iniziative di altissima qualità, come il Trasporto della Macchina. Inutile programmare un mese di eventi che interessano pochissimi. Meglio pochi giorni, ma intensi. Insomma, va creato un sistema Santa Rosa”.

E la fiera del 4 settembre?

“La fiera dovrebbe interessare le vie non coinvolte dal trasporto per tutta la settimana di festività. Ma dovrebbe essere una fiera vera, con artigianato locale, prodotti tipici, antiquariato e modernariato. Insomma, il discorso è sempre il solito: di qualità. Quello che c’è oggi è solo un mercato allargato. E quel mercato è un sacrilegio dopo ciò che è successo la sera prima. E’ autoreferenziale e serve solo ai viterbesi”.

Da anni si discute pure se cambiare la data del Trasporto…

“Per come la vedo io, può anche rimanere la sera del 3. Perché se la settimana dedicata a Santa Rosa si programma dal 1 al 7 settembre, ad esempio, la Macchina sarà l’evento clou, ma poi c’è tutto il resto. E questo può rappresentare un incentivo turistico per fermarsi a Viterbo per più di un giorno”

A questo punto però, una domanda al politico Rossi va fatta. Questa giunta può provocare questa rivoluzione culturale?

“Guardi, io su questa rivoluzione ci ho messo la faccia. E allora dico: o si ha il coraggio di rompere certe consuetudini, di fare marchette per intenderci, oppure non è possibile cambiare nulla. Se un altr’anno si vuol cambiare bisogna cominciare a lavorare da subito. Anzi, siamo già in ritardo. Poi, servono risorse e bisogna decidere come spenderle. Però, se si continua con i contentini agli amici, non si va da nessuna parte. La festa di Santa Rosa  deve diventare la settimana dell’orgoglio viterbese”.

E cos’altro serve?

“Professionalità. Perché oggi non è più possibile improvvisare. Serve un direttore artistico, anche ben pagato, che scelga e decida. O c’è la professionalità, o c’è il marchettificio”.

Quindi, secondo lei, oggi la professionalità è inesistente…

“Io l’ho vista soprattutto nel Trasporto della Macchina. Faccio un esempio: sono stato a una delle cene organizzate dai Facchini. L’iniziativa è ottima e la gente partecipa, ma lo spettacolo organizzato a latere della cena era troppo raffazzonato. Perché mancava la professionalità, appunto…”.

Policy per la pubblicazione dei commenti

Per pubblicare il commenti bisogna registrarsi al portale. La registrazione può avvenire attraverso i tuoi account social, senza dover quindi inserire ogni volta login e password o attraverso il sistema di commenti Disqus.
Se incontrate problemi nella registrazione scriveteci webmaster@viterbopost.it

322   Commenti

  1. Andrea scrive:

    perfettamente d’accordo con Rossi. Un evento così straordinario, un trasporto che lascia a bocca aperta chiunque abbia la fortuna di assistervi, merita un contorno di pari livello. Deve diventare il volano per rilanciare la nostra città in chiave turistica e culturale. Speriamo che la giunta Michelini sappia sfruttare le competenze di Rossi per attuare il cambiamento.

  2. Giorgio Molino scrive:

    “Marchettificio”, “contentini agli amici”: il professionista della politica politicante, al secolo Filippo Rossi da Trieste, forse si riferisce all’ormai famoso evento su Gaber a Ferento, dove, guarda un po’ il caso, erano coinvolti suoi amici kaffeinomani e vivaviterbicoli (che poi sono le stesse persone, tanto per parlar chiaro). Ora il nostro eroe, onusto di marchette, vuole addirittura rivoluzionare la Festa di Santa Rosa. Traffichi pure con i suoi santi in paradiso (Pepponi, Fioroni, Gigli e via marchetteggiando), ma lasci stare le sante e le loro feste (per pacchiane che siano). I viterbesi, questo anche un mulo triestino può capirlo, sulle loro tradizioni sono un po’ permalosi.

  3. Giorgio Molino scrive:

    Evvai con le truppe cammellate di Filippo Rossi di Trieste (gli ormai mitici “filippini”)!

  4. Luigi Tozzi scrive:

    Dopo la campagna elettorale che ha fatto a maggio Rossi non è credibile, anche se propone buone idee, chi si fida più?

  5. Giorgio Molino scrive:

    La credibilità Filippo Rossi da Trieste l’aveva persa molto tempo prima della sua grottesca campagna elettorale per le comunali di Viterbo. Diciamo da quando ha messo la sua penna e la sua faccia non proprio rassicurante al servizio del potente di turno (l’ultimo della serie è “Fonzie” Renzi).

  6. Giorgio Molino scrive:

    La verità, cara Antonella Cardarelli, è una bugia (in viterbese bucìa, come il nome d’arte di uno dei nuovi padroni di Filippo Rossi da Trieste) che non è stata ancora scoperta.

Pubblica un commento

Per commentare gli articoli, effettua il login attraverso uno dei tuoi profili social
Portale realizzato da