25112017Headline:

Per Flaminia e Catalano spes ultima dea

David Delli Iaconi

David Delli Iaconi

Ceramica: per le due industrie civitoniche Flaminia e Catalano (la prima ha dichiarato 39 eccedenze (24%), compresi gli impiegati, su 162 dipendenti; la seconda ne ha annunciate 80 (34%) su 237 lavoratori) c’è ancora qualche speranza. Stando almeno a quanto afferma il neo direttore viterbese di Unindustria: “Nel primo caso – spiega David Delli Iaconi – siamo in una fase di confronto con i sindacati; nell’altro siamo in attesa di essere convocati dalla Regione Lazio. Ci sono quindi margini di manovra, ma bisogna tenere presente che le aziende sono state costrette a questa procedura dal crollo della produzione e del fatturato”.

“La ceramica Flaminia – prosegue Delli Iaconi – dal 2011 utilizza la cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, e così ha fatto anche la ceramica Catalano, addirittura dal 2009. Utilizzando la procedura di mobilità, che è essa stessa un ammortizzatore sociale, in quanto assicura al lavoratore un assegno Inps e può arrivare fino a tre anni, non vi sono più strumenti messi a disposizione dalla legge. Le aziende, quindi, non hanno deciso tout court di attivare questa procedura, ma l’hanno scelta dopo lunghe e dolorose riflessioni”.

Intanto, si muove qualcosa anche a livello parlamentare. Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, ha depositato ieri l’interrogazione rivolta al ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato. L’interrogazione è stata sottoscritta  anche dalla collega Alessandra Terrosi. “A fronte dell’ulteriore aggravio delle condizioni in cui versa il distretto ceramico con l’avvio dell’ennesima procedura di mobilità, era doveroso – afferma Mazzoli – avviare un’iniziativa per chiamare in causa il ministero dello Sviluppo economico. L’Italia ha bisogno di una programmazione industriale che difenda le realtà produttive esistenti e i lavoratori impiegati. Quello che chiediamo è una politica di interventi capaci di preservare l’esistenza e assicurare il rilancio del settore delle ceramiche, di cui Civita Castellana rappresenta il polo centrale a livello nazionale”.

Certo è che a Civita Castellana il distretto ceramico praticamente non c’è più. Nella Stanlingrado della Tuscia sta accadendo che il polo delle ceramiche sta scomparendo, mentre appena una decina di anni fa era il fiore all’occhiello dell’industria del centro Italia. I numeri della crisi sono pesantissimi: il comparto delle stoviglierie, il primo a essere travolto, ha perso 1.800 posti di lavoro con la chiusura di 30 aziende. Alla metà del 2008 la crisi si è estesa anche al comparto degli articoli igienico sanitari, che all’epoca contava ben 37 aziende sulle 43 totali presenti nel territorio italiano, registrando un calo nella produzione e nelle vendite.

Secondo dati Filctem-Cgil, nel distretto dal 2010 a giugno 2013 si è passati da 3.424 occupati a 2.729, sono stati licenziati o pensionati 814 lavoratori e sono stati dichiarati 153 esuberi; 314 lavoratori sono sottoposti a Cig ordinaria, 933 a Cig straordinaria, 164 a Cigs in deroga, 152 a mobilità in deroga, 93 a contratto di solidarietà.

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