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Ruggieri al via: “Punto su qualità e coesione”

Alessandro Ruggieri

Alessandro Ruggieri

In esordio, tesse l’elogio dei suoi predecessori, qualificandoli come “monumenti”: Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, padre fondatore dell’università della Tuscia, magnifico  dal 1981 al 1999; Marco Mancini, timoniere dal 1999 allo scorso luglio, quando è stato chiamato dal ministro Anna Maria Carrozza a dirigere il dipartimento università, alta formazione artistica, musicale e coreutica, ricerca del Miur. Alessandro Ruggieri, 50 anni lo scorso primo giugno, è impegnato a srotolare la cronaca di una elezione annunciata. Il prossimo 8 ottobre infatti, i grandi elettori (docenti, ricercatori, dirigenti e il personale tecnico-amministrativo, rappresentanti dei ricercatori nel senato accademico e degli studenti nel consiglio di amministrazione, nonché il presidente della consulta degli studenti) che si recheranno alle urne allestite nell’aula magna di Santa Maria in Gradi, non dovranno faticare più di tanto per decidere chi far ascendere alla poltrona più alta dell’ateneo per un mandato che durerà fino al 2019: il docente, infatti, è l’unico candidato. E allora la curiosità di vedere come andrà a finire è orientata solo sulla percentuale di suffragi che riuscirà a ottenere.

Ruggieri è Viterbo dal 1993. Insegna “Tecnologia, innovazione a qualità”. E’ direttore del Deim (dipartimento di Economia e impresa). Economista, ha finalizzato la sua attività di ricerca agli studi sulla qualità dei prodotti, dei servizi, del settore agro-alimentare e ambientale, nonché all’innovazione e al trasferimento tecnologico, ambiti per quali ha dettato una sessantina tra monografie, saggi su riviste nazionali e internazionali, atti congressuali.

Professore, l’attende un compito gravoso. Cosa la preoccupa di più?

“Il difficile momento che l’università sta attraversando, derivato dalle difficoltà del Paese. Questo ha comportato, ormai da un lustro a questa parte, il costante dimagrimento delle risorse economiche e finanziare a valere sui trasferimenti ordinari dello Stato. Tagli, per quanto ci riguarda, nell’ordine di migliaia di euro che, grazie alla salda gestione di Mancini, la “Tuscia” è riuscita ad affrontare senza diminuire i suoi compiti, né sul fronte della didattica che della ricerca”

E cosa la esalta di più?

“Lo spirito di coesione e direi di orgogliosa appartenenza che anima l’ateneo, in tutte le sue componenti, docenti e non docenti. Uno spirito che ho riscontrato nei numerosi incontri che ho promosso nelle scorse settimane e ancora in queste ore e che sta riverberando un clima più che positivo”.

In estrema sintesi, il suo programma.

“Tutela e salvaguardia dell’autonomia; rispetto dei parametri di bilancio; rafforzamento delle identità e della visibilità dell’ateneo; gestione trasparente, snella, flessibile, partecipata; internazionalizzazione; innovazione; valorizzazione del ruolo degli studenti; e, non ultimo di importanza, i rapporti col territorio”.

Ecco, parliamo dei rapporti col territorio.

“E’ un capitolo complesso. Gravato dalla difficile contingenza accennata poc’anzi. Le faccio un solo esempio: le criticità del comprensorio ceramico di Civita Castellana avranno effetti negativi anche sulle nostre attività per la semplice ragione che alcune aziende finanziano dottorati di ricerca sulla qualità e sull’innovazione”.

Il rettorato di Santa Maria in Gradi

Il rettorato di Santa Maria in Gradi

Come pensa di superare tali ostacoli?

“Modificando atteggiamento. In attesa di tempi migliori e della augurabile uscita dalla recessione, in questa fase dobbiamo più dare che ricevere. Per questo serve un rapporto più stretto con le istituzioni, gli enti locali, il mondo imprenditoriale e coinvolgere tutti gli attori in progetti congiunti per un obiettivo su tutti: far vivere l’università nel territorio, in una relazione costruttiva che identifichi, a cominciare dal capoluogo, la città con l’università e viceversa”.

Professore, quale è la sua sfida?

“Rimanere saldamente radicati nella Tuscia ma con un respiro internazionale. In questo senso dobbiamo essere capaci di partecipare di più ai bandi internazionali di ricerca; utilizzare al meglio i fondi strutturali dell’Unione europea; rafforzare gli scambi (peraltro già notevoli) con soggetti omologhi europei ed extraeuropei; investire sui corsi erogati in lingua straniera, sui percorsi formativi (penso a Erasmus) condivisi con università estere in modo da far compiere ai nostri studenti esperienze, stage, tirocinii che, nel mondo globalizzato, sono fondamentali”.

 Il 27 settembre si celebra la conferenza d’ateneo. Per lei sarà un primo esame. Cosa dirà ai grandi elettori?

“Illustrerò il mio programma. E lo chiuderò con queste parole: non sarà facile, ma intendo provarci col vostro aiuto”.

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23   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    E’ arrivato l’Enrico (o il Gianni?) Letta dell’Università della Tuscia!

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