20092017Headline:

Un’inchiesta per valutare il gradimento

Il campo geotermico di Torre Alfina

Il campo geotermico di Torre Alfina

Sul progetto geotermico all’Alfina – al confine tra Umbria e Lazio, con ripercussioni possibili anche sul bacino del lago di Bolsena – entra in scena anche la Regione Umbria. Che ha deciso di raccogliere le proteste degli ambientalisti e di fissare per il 2 settembre, cioè lunedì prossimo, un’inchiesta pubblica a Castel Giorgio, nel territorio cioè che dovrebbe ospitare i pozzi geotermici.

Che cos’è l’inchiesta pubblica? E’ uno strumento previsto dalla normativa sulla valutazione di impatto ambientale (la Via), che consentirà agli amministratori regionali di valutare il gradimento dei cittadini circa il progetto. L’inchiesta si concluderà con una relazione, che poi saranno valuti per legge. Sono stati gli stessi sindaci di molti comuni dell’Orvietano e del Viterbese a chiedere questo passaggio, dopo aver registrato il malcontento e le perplessità di molti cittadini e residenti della zona. Il ciclo “binario“ previsto infatti nel tipo d’intervento proposto prevede che si prelevi il fluido geotermico a grande profondità nel sottosuolo (oltre i 1000 m) per produrre energia sfruttando le alte temperature del refluo, farlo raffreddare fino a 60-70°C, con forti e rumorose iperventilazioni in un’apposita struttura di grandi dimensioni, per poi re-immetterlo a grande profondità (oltre i 2000 m).

Questa operazione, sicuramente tecnologicamente complessa, a detta di molti esperti,  non è scevra da rischi di vario tipo. Il primo, il più grave, è che “prelevando e re-immettendo” il fluido geotermico da un luogo ad un altro si creano squilibri di pressione a grande profondità che, secondo uno studio dettagliato dell’Enel (uno dei pochi oggi disponibili su una materia tanto delicata), possono generare terremoti influenzati dalla quantità del fluido spostato. Nel caso delle prove Enel, effettuate proprio sul sito dove si vorrebbe intervenire con il nuovo progetto, le scosse sono state di 3,2 gradi sulla scala Richter e per una quantità di fluido geotermico utilizzato sensibilmente inferiore a quelle previste nel nuovo progetto. Non sappiamo se questi dati sono stati alla base della scelta dell’Enel di chiudere la centrale geotermica di Latera, subito dopo la sua messa in funzione (nonostante sia costata ai contribuenti centinaia di miliardi di vecchie lire e dopo aver distrutto paesaggisticamente la bellissima valle di Latera), ma certamente è abbastanza singolare che una centrale geotermica così costosa sia stata dismessa dopo solo pochi giorni di funzionamento.

Il rischio di terremoti è però solo  uno degli aspetti “delicati” di questa tecnologia: le perforazioni profonde infatti rischiano di mettere in contatto gli strati profondi del sottosuolo geotermico, ricco di sostanze tossiche allo stato liquido, solido ed anche gassoso (tra cui l’arsenico), con le falde acquifere superiori con il rischio di compromettere la preziosissima acqua potabile di cui è ricco tutto l’Altopiano. Ma non solo, il rumore dei sistemi di iperventilazione dell’impianto di  raffreddamento del refluo sarebbero una costante per tutte le ventiquattro ore della giornata ed investirebbe tutta Castel Giorgio facendo perdere al paese una delle sue doti principali: la quiete! Ed una delle attività più promettenti che è il turismo.

La mobilitazione dei comitati e dei semplici cittadini è già iniziata, col tam tam sui social network per l’appuntamento del 2 settembre. Con la speranza che possa bastare per convincere la Regione Umbria  a valutare tutti i rischi della geotermia in un territorio che non lo vuole.

 

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