24112017Headline:

Viterbese, da Canino per tornare grande

Mister Solimina con alcuni giocatori

Mister Solimina con alcuni giocatori

Dalla polvere è nata, quasi cent’anni fa, e dalla polvere oggi rinasce, provando a tornare grande, magari più grande che mai. Se il calcio è anche memoria, storia, tradizione, percorsi e ricorsi, ecco che in questo debutto della Viterbese (che qui non chiameremo mai e poi mai Viterbese Castrense), oggi pomeriggio a Canino, c’è qualcosa di straordinario.
Ieri, la polvere della fine degli anni Dieci del secolo scorso, in un piazzale che ancora non era Gramsci (ma intitolato ad Umberto I), dove i primi pionieri cercavano di promuovere il gioco nuovo che veniva dall’Inghilterra, dando calci ad un pallone di cuoio, tra la gente sbigottita e i soldati divertiti. Oggi, la polvere del piazzale del campo sportivo Piermattei di Canino, dove alle 15.30 la Viterbese giocherà la prima partita del campionato regionale di Eccellenza: pioneri pure questi, a modo loro, perché hanno lo stesso obiettivo degli antenati. Rilanciare il calcio gialloblu, ridargli credibilità, ridargli un senso e un cammino, dopo gli stupri che negli ultimi anni ne hanno minato le fondamenta.
Oggi non c’è più il capitano in congedo Giuseppe Vismara, che nel 1919 fondò la Unione sportiva Viterbese. Oggi non c’è nemmeno Igino Garbini, o Enrico Rocchi, o Lillo Venanzi. Oggi comanda una famiglia solida e malata di pallone, i Camilli, e sono stati loro a riprendere i fili della storia, a ridare dignità al pallone viterbicolo. Per farlo, hanno dovuto penare non poco, perché tra il dire e il fare, specie in Italia, c’è da spaccarsi la schiena e spremersi le meningi. Anche se ti chiami Camilli, anche se hai soldi in banca e i trofei in bacheca.
Ce l’hanno fatta, comunque, e tutto quello che è successo questa estate è acqua passata. Adesso c’è una partita da giocare, e domenica prossima un’altra, e poi un’altra ancora, e ancora, avanti. La squadra piace: ha tutte le curve messe nei posti giusti, come certe ragazze di una volta. La qualità di Pero Nullo, Noviello e Cerone, l’esperienza di Romondini, Ingiosi e Federici, la cattiveria di Toscano, l’orgoglio di Fapperdue. I giovani non sono stati presi soltanto per accontentare un regolamento ottuso, ma per aggiungere doti in ruoli importanti: il piccolo Guerrini, per dire, si è già tolto lo sfizio di purgare il Grosseto in amichevole. Poi c’è lo staff, con un vecchio filibustiere delle panchine come Claudio Solimina, uno che proprio perché conosce Camilli conosce anche tutti i rischi del mestiere. Esonero compreso. L’organizzazione dirigenziale è impeccabile, dal fiduciario Mauro Raspoli al presidente Vincenzo Camilli, al giovane Luciano. Il direttore sportivo Andrea Angelucci ha già capito che questo potrebbe essere il treno giusto per svoltare una carriera.
E poi c’è il pubblico, la piazza. Al Rocchi, per l’esordio in amichevole, erano quasi duemila, colorati e motivati. Oggi saranno in tanti a mettersi in marcia verso la Maremma: il primo di tanti esodi previsti e prevedibili nel campionato. Segno che nonostante le fregature, le incazzature, i furti del passato la gente gialloblu ha la testa dura, e insiste per diventare grande.
Pericoli? Le avversarie, certo, perché nel calcio vince uno  solo. A Rieti ci credono, e ci proveranno. A Soriano ci sperano. E comunque dietro ogni squadra, dietro ogni domenica, ci sarà da aspettarsi un’insidia: battere la Viterbese, per qualcuno, potrebbe essere l’unico obiettivo dell’anno. In bocca al lupo di cuore, e applausi se ci riusciranno.
Altri rischi? Il veleno, le invidie, le gelosie, i tranelli: specialità della casa, da queste parti, e non solo nel calcio. Il nome Camilli attira passioni forti, ma anche cattiverie. Chi userà la Viterbese per attaccare il Comandante, non solo è squallido, ma gioca sulla pelle di tante persone, dei tifosi. Ma si dovrà aspettare anche le conseguenze. Perché certa gente non dimentica, nella buona e nella cattiva sorte. E buon campionato a tutti.

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21   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Dopo la comparsata elettorale di Filippo Rossi da Trieste a una partita della Viterbese, ai calciatori e ai dirigenti della squadra non resta che toccare ferro o chiamare l’esorcista. E’ nota, infatti, la capacità dell’energumeno di origini triestine di trasformare in m. tutto quello che tocca (Fini, Monti, il “Secolo d’Italia”, il suo “Futurista”, eccetera).

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