23112017Headline:

A palazzo Gentili vergogna senza fine

Francesco Bigiotti

Francesco Bigiotti

La beffa delle beffe arriva quasi a mezzogiorno, dopo due ore di nulla e quando si vota per togliere la maggioranza dall’imbarazzo. Alzi la mano chi vuole anticipare il punto all’ordine del giorno sul Bilancio e rimandare l’elezione di presidente e vicepresidente del consiglio provinciale. Braccia al cielo, il consigliere conta: i favorevoli sono 13. 4 i contrari, e la decisione è presa. Nota esplicativa: con quei 13 voti Francesco Bigiotti (l’unico candidato) sarebbe stato eletto. E invece niente da fare, neanche oggi, neanche ieri, il consiglio provinciale è riuscito a scegliere il suo presidente. E’ da luglio che (non) si va avanti così, e tutti quelli che ancora difendono le Province in quanto enti utili – si contano sulle dita di mezza mano, ultimi giapponesi di una guerra già persa – vengano pure a farsi un giro a palazzo Gentili. Cambieranno idea,  sempre se non usciranno pazzi da questo tour.

Ma la cronaca della mattinata è ancora più allucinata. Non serve aver fatto un’esperienza lisergica, però può aiutare per leggere la situazione. Insomma, ieri doveva essere il giorno di Bigiotti, a bagnomaria da luglio e dunque col serio rischio – anche nel futuro – di finire poi lesso. E invece è arrivato un altro rinvio. Stavolta non per ragioni politiche (era già successo), né per assenze in maggioranza (era già successo anche questo), ma per un’ultima trovata. Un escamotage burocratico, un cavillo tecnico, sbucato fuori proprio al momento giusto. Quando cioè, dopo un’oretta e mezzo di riscaldamento – o meglio di sommo cazzeggio – la maggioranza stessa si è resa conto che per l’ennesima volta non c’erano i numeri per eleggerlo. Nonostante le dichiarazioni dei capigruppo alla vigilia (“Nessuna defezione, marcheremo stretto tutti”), ecco che due banchi vuoti nelle file del Pdl, quello di Salvatore Serra e quello di Vincenzo Bruni. I conti sono presto fatti: Bigiotti così finirebbe uccellato. E allora, che si fa? Si vota lo stesso e si va allegramente incontro all’ennesima figuraccia, col rischio anche di sbracare definitivamente la Giunta Meroi? No, un codicillo lo si trova sempre. Basta cercar bene: ecco, tra i punti all’ordine del giorno, subito dopo l’elezione del presidente e del vice, ci sarebbe anche il Bilancio, che andrebbe approvato entro novembre, cioè meglio tardi che mai.

E allora arrivano i revisori dei conti – nuovi di zecca e sorteggiati dalla Prefettura in base alla legge sulla trasparenza – a suggerire il triplo salto in avanti: “Non vogliamo certo interferire con l’attività politica di questa assemblea – ha detto il presidente dei revisori, Folletti – ma consigliamo di affrontare il Bilancio come unico punto all’ordine del giorno, o almeno di anticiparlo in apertura”. Uau, è proprio quello che ci serviva. Bigiotti coglie al volo l’assist: “Dissento, ma obbedisco: se si vuole anticipare, noi dell’Udc ci stiamo”. (E te credo: non c’erano i numeri per eleggere il presidente, cioè lo stesso Bigiotti). Dal Pdl e da Fratelli d’Italia idem con patate, con la perla del berluscone Capitoni (che più che falco o colomba dal cognome sembrerebbe anguilla) che osa la battutona: “Non capisco perché dobbiamo accelerare questa elezione…”. Già: sono solo cinque mesi che rimandate, c’è tanto tempo di qui all’eternità.

E la minoranza? Dopo aver esaurito il momento “Bar sport” (tutti a chiacchierare seduti sulle poltrone o sui banchi), s’incazza, o fa finta di. Luzi: “Abbiamo capito che il presidente non lo farete mai, stavolta vi siete inventati lo stravolgimento di un ordine del giorno già deciso nella riunione dei capigruppo”. Alessandro Angelelli: “E’ evidente che non avete risolto i vostri problemi, da questa estate ad oggi. Se non siete d’accordo su Bigiotti cambiate nome, fate qualcosa, ma non queste sceneggiate”. Ci pensa il presidente Meroi, con un pizzico di onestà, ad ammettere: “Non abbiamo i numeri per eleggere il presidente, è vero, ma l’anticipo della discussione sul Bilancio è una prassi in questo consiglio. Ah, vi ricordo anche di un convegno dell’Upi, l’Unione delle province italiane, sul futuro di questi enti e contro la loro abolizione”. Pubblicità progresso, ma qui l’unico progresso possibile sembra proprio l’estinzione delle Province. Il prima possibile (già a giugno,  come vorrebbe il ministro Del Rio). Per risparmiare soldi e decenza. E peccato se ci perderemo irresistibili spettacoli come questi: c’è sempre Colorado caffè, il lunedì sera.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Ma quanto hannno rotto il c. e i c. questi fregnacciari della cosiddetta amministrazione provinciale?

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