22112017Headline:

Arsenico, attesa l’ennesima proroga

arsenicoArsenico, in arrivo l’ennesima proroga. Atteso per oggi il secondo rinvio per l’installazione dei dearsenificatori nei comuni con concentrazione superiore a 20 microgrammi per litro (il primo era arrivato il 30 giugno per una durata di tre mesi). L’ufficialità dovrebbe arrivare questo pomeriggio, a seguito della riunione prevista in Regione con l’Istituto superiore di sanità. Il 1 ottobre, in teoria, tutti i paesi della prima fase dovevano essere in regola. Invece, stando a una lettera che la Regione ha inviato la scorsa settimana, non tutti gli impianti sono funzionanti. Dei 20 potabilizzatori previsti nei paesi da codice rosso solo nove sono entrati in funzione (parliamo dei comuni che fanno capo a Talete): due sono a Viterbo (San Martino al Cimino e Bagnaia), uno a Vetralla, due a Civita Castellana, uno a Capranica, uno a Canino, uno a Castel Sant’Elia e uno a Nepi.

I restanti sono parzialmente ultimati. Ecco la lista: uno a Capranica (pozzo Sacro Cuore, Tassi e sorgente la Concia), uno a Carbognano (Falisca, zona Trignano), uno a Nepi (Varano), cinque a Vetralla (Capodacqua, Cunicchi, Noce, Setano, Cinelli), due a Viterbo (Canale e Pidocchio), uno a Blera (Casone). Per alcuni, manca solo l’allaccio alla rete elettrica. Per quattro, invece, i lavori sono in alto mare. Tanto che è la stessa regione a scrivere che quei pozzi non sono idonei al consumo umano. Parliamo di Carbognano, Farnese, Nepi e Vetralla (qui addirittura le fonti sono due).

Che fare? “Finché non riceverò indicazioni, continuerò a erogare acqua. Altrimenti, potrei incappare nel reato di interruzione di pubblico servizio”, dice Marco Fedele, presidente di Talete. Proprio lui che si trova al momento senza alcuna direttiva sul da farsi: “Ho scritto alla Regione chiedendo spiegazioni. Noi siamo l’ultimo anello di una catena che parte dai ministeri a scendere. Non possono lasciarci da soli a gestire l’emergenza”, si sfoga.

Intanto, si viene a scoprire che i problemi ci sono anche per gli impianti previsti nei comuni fuori dalla società. A Civita Castellana risulta un dearsenificatore consegnato ma non funzionante; a Canino non riesce ad abbattere i livelli di arsenico sotto ai 10 microgrammi (quando invece dovrebbe erogare acqua inferiore a 4), pertanto il sindaco non può ritirare l’ordinanza di non potabilità; a Sutri non si riusciva a ultimare l’allaccio.

Ma cosa accade quando un impianto è ultimato? In base al capitolato d’appalto sottoscritto dalla Regione con la EcoSystem di Pomezia (che si è aggiudicata il bando), finiti i lavori si entra nella fase cosiddetta della gestione provvisoria: per sei mesi, sarà la stessa ditta appaltatrice a occuparsi del funzionamento dei potabilizzatori in modo da intervenire in caso di aggiustamenti da apportare. Passato questo periodo, la Regione nomina un soggetto esterno per il collaudo finale dei lavori. Superato il collaudo, l’impianto viene consegnato al sindaco. Se il comune fa parte di Talete, il primo cittadino allora gira la gestione alla società. Insomma, la spa prende in mano gli impianti solo dopo circa un anno dalla loro realizzazione. Per ora, è ancora la Regione ad avere in mano la matassa e a doverla sciogliere.

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21   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    E intanto noi si continua a pagare le bollette della Talete come se niente fosse. Che popolo di pecoroni!

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