16122017Headline:

Asl, atto aziendale rinviato dalla Regione

Luigi Macchitella

Luigi Macchitella

Atto aziendale, l’è tutto da rifare. Con la sospensione dell’iter per la presentazione dei documenti, la Regione ha congelato la sanità di tutto il Lazio allo stato attuale. Niente taglio dei distretti (resteranno gli attuali cinque), nessuna riduzione dei primari. Al momento, non è stato stabilito nemmeno il nuovo termine per la consegna (era fissato per il 5 ottobre). “Ma la strategia di tagliare gli sprechi per aumentare l’assistenza ai cittadini, non cambia”, ha assicurato il commissario straordinario Luigi Macchitella. Ieri, la seconda convocazione della conferenza dei sindaci non è stata annullata. Infatti, gli amministratori (in numero ben inferiore rispetto alla prima seduta della scorsa settimana) hanno potuto consegnare un documento con le proposte per il futuro atto aziendale.

LE RICHIESTE DEI SINDACI

Un paio di pagine per sottolineare alla direzione strategica i punti irrinunciabili. Le hanno redatte i sindaci del comitato ristretto (Viterbo, Ronciglione, Montefiascone e Civita Castellana, assente Nepi). Le hanno approvate tutti i presenti (tranne i no di Bolsena, Ischia di Castro, Tuscania, Latera e l’astensione di Vetralla). Le richieste? Completare al più presto il corpo A3 di Belcolle. Attivare subito i 115 posti letto assegnati dal decreto 80 e però mai utilizzati. Aumentare i servizi sul territorio per contrastare la mobilità passiva (129milioni di euro l’anno).  Dotare di primo soccorso con medico ospedaliero le strutture di Montefiascone, Ronciglione e Acquapendente e potenziare al loro interno la day surgery (gli interventi senza ricovero). Porre attenzione alla riorganizzazione dei livelli di chirurgia e ortopedia negli ospedali periferici.

IL NODO DI ACQUAPENDENTE

La parte nord della provincia resta quella più disagiata. Lo ha ribadito il sindaco di Acquapendente, Alberto Bambini. Lo ha ricordato con enfasi l’omologo di Bolsena, Paolo Equitani. Protagonista di un acceso scambio di vedute con Macchitella. Il nodo? Le parole. Chiamare ospedale la struttura aquesiana per il commissario è una presa in giro. “Smettetela di fare demagogia – ha rimbrottato – e dite la verità ai cittadini: non ci sono i mezzi per chiamarlo ospedale. Sono i cittadini stessi a non farsi operare dove si fanno tre interventi l’anno”. Discorso che ha mandato su tutte le furie Equitani. “Sa perché – ha alzato la voce – Acquapendente non ha un bacino di pazienti? Perché lì negli ultimi dieci anni sono stati mandati medici incapaci, proprio allo scopo di far chiudere l’ospedale”. Reciproche accuse di dire balle, prima di chiedere la polemica.

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15   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    E ora, poveri peppebucìardelli?

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