23112017Headline:

Case della salute e controlli sulle convenzioni

Miranda PerinelliRipartire dalle case della salute. E’ l’imperativo rilanciato ieri dalla Cgil di Viterbo, riunita per gli stati generali della sanità viterbese. Ma anche verificare gli accreditamenti delle strutture convenzionate nel Viterbese. Il dubbio è che a forza di cassa integrazione e contratti di solidarietà, il personale rimasto ad assistere i pazienti non risponda più agli standard previsti dalla Regione.

“Negli ultimi anni – ha spiegato il segretario Miranda Perinelli, aprendo l’assemblea organizzata alla Camera di commercio – abbiamo pagato il deficit del comparto con tagli ai posti letto, dismissioni di ospedali, depotenziamento delle strutture convenzionate. Una ricetta sbagliata che non ha comportato alcun risparmio, mentre ha fatto colare a picco i livelli assistenziali offerti ai viterbesi”. Anzi, il risultato è stato un aumento esponenziale della mobilità passiva che alla Asl costa ogni anno 129milioni di euro. “La chiusura di Ostetricia e ginecologia all’Andosilla di Civita Castellana e lo smantellamento dell’ospedale di Acquapendente, con un punto di primo soccorso dove l’anestesista non è garantito di notte né il fine settimana – ha denunciato Perinelli – ha spinto molti viterbesi ad andarsi a curare fuori provincia”.

Sul fronte degli accreditamenti, invece, è stata Antonella Ambrosini, responsabile della sanità per la Fp-Cgil, a puntare il dito. “Il decreto 90 dell’ex commissario Renata Polverini – ha spiegato – stabiliva i criteri per ottenere il via libera a operare in convenzione. Un esempio è quello dell’hospice, ovvero l’assistenza garantita ai malati oncologici terminali. Ecco il quadro degli accreditamenti: a Villa Rosa sono stati concessi dieci posti residenziali (dentro la clinica, ndr) e 40 in domiciliare (assistenza a casa, ndr); alla Salus cinque residenziali e 20 domiciliari; al Cra di Nepi 31 posti residenziali. Il decreto prevede che queste strutture debbano garantire un infermiere ogni sei posti letto”. E’ così? “Al momento dell’accreditamento lo era. Ma poi – ha raccontato la sindacalista – sono subentrati contratti di solidarietà, cassa integrazione e richieste di mobilità che hanno fatto scendere le unità di personale. Per questo, ho chiesto alla Asl di verificare il rispetto degli standard stabiliti”.

Ecco nel concreto quanto successo: a Villa Rosa è in vigore dal 1° agosto un contratto di solidarietà (i dipendenti lavorano meno ore, ndr), applicato tra l’altro solo agli amministrativi. Nonostante gli esuberi dichiarati (da 75 sono scesi a 30), il personale medico e infermieristico risulta carente tanto che si è fatto ricorso alle agenzie interinali. All’interno del gruppo Ro.Ri. (Cra di Nepi e Nuova Santa Teresa) hanno chiesto la mobilità per 45 su poco più di 200 lavoratori. Alla Salus c’è la cassa integrazione.

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14   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    L’ottuso superassessore Barelli: ripartire dai dobloni a kaffeina.

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