26092017Headline:

Coppie di fatto, si può andare avanti

Coppie-di-fattoNei giorni scorsi, nella prima commissione consiliare di palazzo dei Priori, si è parlato del Registro delle unioni civili (o delle coppie di fatto). Il dibattito è stato intenso e proficuo ma, sui mass media, credo sia uscito un po’ distorto.

In realtà, credo che tutto abbia girato intorno al mio intervento – che ha avuto un apprezzamento bipartisan – che, per praticità, voglio riportare quasi per intero:

“Visto che qualcuno ha detto che questa non è una priorità (Arduino Troili), mi piacerebbe che, d’ora in poi, il 99% delle cose di cui parliamo in consiglio comunale fosse tolto e parlassimo di fame nel mondo, di bambini che muoiono di raffreddore e della guerra. Una volta risolti questi problemi poi, andiamo a parlare di tutto il resto delle cose che riguardano anche Viterbo, perché le priorità, per me, sono quelle che ho detto prima, poi viene tutto il resto.

Vorrei poi capire, visto che la legge italiana – che, fino a prova contraria, fa fede – non può essere scavalcata da nessun regolamento comunale, il motivo per cui tutti si dovrebbero iscrivere a questo Registro se non per un problema culturale. Alla fine, non è che stiamo tentando di dare molto alle coppie di fatto, quindi anche il discorso di dire: “Sì, da qualche parte il Registro c’è da tanto tempo e si sono iscritti in dieci (Ubertini)” non torna, perché ci si può anche iscrivere però, alla fine, c’è poco contenuto: non è il numero che conta.

Secondo me, la cosa che è importante di questa mozione – come diceva, peraltro, il consigliere Troili – è il discorso culturale della cosa; è questo il punto, perché noi a Viterbo – fino a che non c’è qualcuno, a livello nazionale, che prende una decisione – possiamo dire quello che vogliamo, ma poi non possiamo metterci più di tanto. Però è importante che se ne parli, è importante è che si faccia chiarezza su tematiche sulle quali – ne sono convinto – siamo tutti (a parte il discorso ideologico di facciata) un po’ d’accordo.

Vedo qui, anche,  una persona che stimo tantissimo (Renzo Salvatori), che è venuta appositamente per ascoltare queste argomentazioni e che, magari, si stupisce di sentirmi dire queste cose. Però, credo, neanche troppo.

Io sono convinto che ognuno che ha dei credo particolari, più o meno forti, sia legittimato e debba promuovere la prosecuzione di comportamenti esemplari, come l’unione civile e religiosa tra coniugi; è giusto che lo faccia, ci mancherebbe altro.

Però, da qualche mese, abbiamo questo Papa splendido, che ogni giorno dice qualcosa e sfonda un recinto che, sinora, era stato messo intorno a delle cose che, tutto sommato, non ci sono state dette da Nostro Signore ma sono state delle sovrastrutture costruite dagli uomini facenti parte della Chiesa; piano piano, e una dopo l’altra, stanno per essere smantellate. Non ultima, mi viene in mente: “chi sono io, per giudicare i gay…” e, così, tante altre cose.

Allora, noi dovremmo imparare a vedere le problematiche in maniera più laica. E laica non è una parolaccia, ma un modo di vedere le cose. Lo diceva Voltaire: “io posso non essere d’accordo con te, ma darei la mia vita per fare in modo che tu possa portare avanti la tua idea”: io la penso esattamente così.

Si può non condividere la scelta di due persone che si comportano in un modo che, in ogni caso, non porti un danno agli altri. Però mi chiedo: perché bisogna imporre un modo di pensare, più o meno influenzato da credenze religiose? Allora potrebbe esserci anche un ateo che dice: “Tutti devono comportarsi  come dico io, perché è giusto!” No, non la penso assolutamente così.

Allora, ognuno deve essere libero di portare avanti le proprie idee, permettendo anche che altri – allo stesso modo – portino avanti le proprie.

È per questo motivo, in quest’ottica di allargamento dei diritti delle persone – che, se non fanno niente di sbagliato nei confronti degli altri, non vedo perché non li debbano avere – che, secondo me, questa mozione andrebbe portata avanti. E non è che con questa proposta ce li avranno. Assolutamente. E’ solamente un dire che anche noi siamo per l’allargamento dei diritti; poi se, un giorno, qualcuno ci metterà le mani in maniera seria allora lì, a quel punto, si parlerà di quali e quanti.

Siccome questo è un discorso, soprattutto, culturale, una cosa che non mi piacerebbe è che, adesso, si voti tutti d’accordo e poi si va in Consiglio, si rivoti e poi, in cinque minuti finisca tutto. Poi, tanto, il Registro poco conta ed è finito lì il discorso.

Anche a me anche piacerebbe coinvolgere – a patto che sia un discorso libero da contrapposizioni ideologiche, dall’una e dall’altra parte – persone che non stanno dentro questo consiglio, riguardo a questa discussione. Mi piacerebbe incontrare i rappresentanti delle associazioni, o anche i singoli cittadini che si occupano delle tematiche; laiche e cattoliche, ovviamente, ma con tranquillità, senza cominciare a fare polemiche, per una crescita culturale di entrambe le parti. Io sono convinto che poi, alla fine, le posizioni si potrebbero incontrare, soprattutto in questo momento in cui, effettivamente, tanti steccati stanno cadendo.

In conclusione, è stato deliberato che gli uffici competenti predisporranno un’ipotesi di regolamento, che sarà discusso in Commissione e, poi, portato all’attenzione delle associazioni interessate (un po’ come è accaduto per il regolamento dei contributi alle associazioni) in un’ulteriore commissione e, solo dopo, in consiglio. Non mi sembra che tutto ciò sia scandaloso. O no?

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3   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Pur essendo favorevoli alle coppie di fatto, siamo decisamente contrari alla coppia di misfatto Fillippo Rossi da Trieste e ottuso superassessore Barelli.

  2. Leo Viterbium scrive:

    In mezzo a tutti i nonsense replicati da Moricoli, poteva forse mancare l’ennesimo villano, strumentale, balordo strappo alla giacchetta di Papa Francesco ?
    Nel frattempo, a Milano, si è verificata l’ennesima aggressione a sangue freddo degli amichetti del Moricoli contro i partecipanti a un convegno culturale sul tema della famiglia.

  3. Giorgio Molino scrive:

    Ha sentenziato l’amaro Viterbium.

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