11122017Headline:

Derby, ambizioni e storia: riecco “Basket city”

Il sindaco col presidente della Fortitudo Luciano Tola

Il sindaco col presidente della Fortitudo Luciano Tola

Dai playground di cemento alle palestre delle scuole, dai cortili dei garage ai megapalazzetti americani. E’ il basket, lo sport dove non serve essere alto, però aiuta. E’ il basket, dove certi atteggiamenti beceri del calcio non sono mai entrati, è entrato soltanto la civiltà dello sport, lo spirito che fu di Olimpia, il fair play anglosassone e la furbizia latina. Tra ieri e oggi ricomincia la stagione anche qui a Viterbo, quella che una volta fu città di papi, delle belle donne e belle fontane, e  pure dei canestri e che da qualche anno ci riprova, con orgoglio (leonino, logicamente), mezzi finanziari quanto basta e doti tecniche che non si discutono. Con un derby nuovo eppure vecchio che mette un po’ di pepe dentro al cesto, giusto per dimostrare il vecchio assioma che la rivalità, quando è genuina, serve pure a crescere.

E’ partita ieri sera la Nuova Fortitudo, ultima arrivata in Dnc (per i romantici: la vecchia serie C1), ospite del parquet romano della Petriana, quintetto storico che ha incrociato le canotte tante volte con le squadre viterbesi. Oggi pomeriggio, per la legge dell’alternanza, tocca alla Stella Azzurra, ancora abbinata commercialmente alla Ilco, che alle 17.45 riapre le porte del PalaMalè per accogliere la Virtus Valmontone. Queste due, sono le massime espressioni cestistiche locali, rappresentanti in un campionato nazionale, magari con ambizioni diverse, e però di sicuro con la voglia di arrivare il più lontano possibile. Senza dimenticare le ragazze della Defensor, che fanno l’A2 e che da tanti anni galleggiano tra le difficoltà senza mollare mai. E senza tralasciare pure le realtà più piccole, dal Santa Rosa all’Orte alla Belloni Viterbo, che daranno battaglia nel campionato regionale di Promozione.

Buona sorte a tutti, allora, da oggi fino a primavera, nella speranza che sarà primavera di playoff. Con un paio di postille da tenere a mente, per quelli ambiziosi e per quelli invece sempre in bilico.

Primo: le cose, nel basket, come nello sport di un certo livello in generale, sono cambiate un bel po’, negli ultimi tempi. Meno soldi, più controlli fiscali, allo stesso tempo tanti giocatori esosi (soprattutto in ruoli elitari come il pivot) e arbitraggi non sempre all’altezza. Fare bene, in condizioni del genere, diventa un capolavoro di equilibrio gestionale (da parte della società), tecnico (da parte del coach e del suo staff) e comportamentale (da parte di giocatori wannabe Gallinari). Chi ci riesce, è un drago, e una vittoria oggi potrebbe valere come quelle mitiche della Sisv, della Libertas, o anche della Virtus. Se poi, oltre a vincere si riuscisse anche a “durare”, come ammonisce la scritta sul campanile della sede centrale delle Poste, in via Ascenzi, gli appassionati viterbesi ringrazierebbero, commossi.

La Ilco Stella Azzurra 2013-14

La Ilco Stella Azzurra 2013-14

Secondo appunto. Le società cittadine ci si sono messe d’impegno, stavolta, per fare qualcosa di buono. Peccato che la cornice, la loro casa, sembri sempre più decadente. Sì, parliamo del PalaMalè, una struttura antica già vent’anni fa, quando la Libertas lottava per l’A2, e oggi in condizioni al limite della praticabilità. Troppo grande, troppo costosa da mantere o da aggiustare, troppo fredda d’inverno (bentornato, PalaGhiaccio), troppo calda d’estate (ci vediamo presto, PalaSahara), scomoda, dispersiva, fatiscente in certi aspetti fondamentali tipo per esempio l’illuminazione o l’impermeabilità del tetto. Se quest’anno le cose dovessero andare bene sul parquet, bisognerebbe cominciare a ragionare seriamente su una nuova struttura. Un teatro dei sogni. Non necessariamente ancora al Murialdo, non certo elefentiaca come l’attuale PalaMalè. Cambiare per crescere, cambiare per vincere. Tutt’insieme, come ai vecchi tempi.

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5   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Mettete in campo l’ottuso superassessore Barelli: figurina di m. assicurata.

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