23092017Headline:

I cani di Soriano non saranno più deportati

La manifestazione di protesta del luglio scorso a Soriano

La manifestazione di protesta del luglio scorso a Soriano

La battaglia è vinta, annuncia con soddisfazione il coordinamento antispecista dei Cimini. La battaglia è vinta perché il Comune di Soriano nel Cimino ha rinunciato a portare i 95 cani del canile fino a Modena. Una decisione che in estate aveva mobilitato gli animalisti di tutta la provincia – e non solo – in una protesta dai toni non esigati ma comunque intensa e anche fantasiosa (con una marcia pacifica e colorata per le vie del paese). Gli attivisti erano contrari al provvedimento per diverse ragioni. Intanto, perché il viaggio fino in Emilia sarebbe stato sicuramente traumatico per gli animali, molti dei quali anziani o malati. E poi perché non avevano sufficienti garanzie sulla serietà del ricovero modenese, in una regione, l’Emilia Romagna, “che è uno snodo tristemente noto a chi segue le vicende del traffico di animali in Europa”.

Adesso, per fortuna, i cani non partiranno: “Lo ha comunicato qualche giorno fa il responsabile del servizio ricovero dei randagi del Comune – spiegano dal coordinamento –, che ringraziamo per aver riconsiderato i parametri di assegnazione del servizio non solo dal punto di vista economico”. Ma anche col buonsenso e un pizzico di umanità.

Cosa rimane da questa vicenda, allora? Intanto, può nascere una collaborazione tra il coordinamento e l’’amministrazione comunale. Che magari insieme potranno studiare una nuova forma per affrontare la questione del ricovero dei cani. “Seguendo l’esempio di Civita Castellana e Nepi – dicono gli animalisti – stiamo lavorando ad una proposta con modalità e suggerimenti per snellire i tempi e le vie di adozione, incentivandole anche economicamente senza però rendere meno severi o rigorosi i controlli sugli affidatari”. E chissà che Soriano non diventi una realtà all’avanguardia per i diritti degli animali, per la loro dignità.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    C’è qualche speranza invece per i vivaviterbicoli randagi?

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