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I racconti viterbesi di Sandro Vismara

Sandro Vismara con Gustavo Adolfo, Re di Svezia

Sandro Vismara con Gustavo Adolfo, Re di Svezia

Libri di ieri: potrebbe essere un titolo appropriato di qualche Post da proporre con la dovuta gradualità su queste colonne nelle settimane a venire. Obiettivo? Rileggere pagine esemplari, dimenticate e sepolte nella memoria, che magari andrebbero riproposte con opportune ristampe.

Cominciamo con “Cara Viterbo” di Alessandro (Sandro) Vismara, nato il 18 aprile 1919 (“in via Principessa Margherita – amava dire – oggi via Matteotti, parrocchia Santa Lucia, ora San Francesco”) morto oltre venticinque anni fa, il 4 aprile 1987, che per quasi mezzo secolo  – dall’indomani la fine della guerra e la liberazione dall’occupazione nazifascista, fino agli ultimi giorni di vita –  ha raccontato Viterbo, riversando su oltre 15 mila articoli la vita quotidiana del capoluogo e delle terre del Patrimonium di San Pietro, intrecciando nei suoi articoli cronaca, storia, personaggi, curiosità, minuzie, ma anche impegno civile testimoniato in «riflessioni e considerazioni di interesse individuale e collettivo».

Cara Viterbo. Aspetti, avvenimenti e personaggi della Tuscia dal 1945 al 1985” fu  edito sotto gli auspici della Provincia nel 1985 per i tipi della Union Printing e raccoglie una miscellanea di  articoli tratti dalla pagine locali de “Il Giornale del Mattino” (1945 – 1946) e de “Il Messaggero” che ne continuò le pubblicazioni dal I novembre 1947.

La prefazione fu stesa dallo stesso Vismara, che da un lato ringrazia “alcuni amati concittadini (Bruno Barbini, Attilio Carosi, Sauro Sorbini e Ugo Sposetti)” che gli hanno proposto l’impresa editoriale, dall’altro avverte che “il volume non ha carattere organico e documentario; lo ha impedito la mole del materiale da consultare, circa 15.000 pagine non ordinate; lo si consideri quindi un colloquio tra i Viterbesi, con tanti interlocutori di ieri e di oggi, senza un filo conduttore che non sia l’amore per la nostra città”.

Nella sua poliedrica attività (docente di materie letterarie al Magistrale S. Rosa, corrispondente del Tg regionale della Rai, direttore di “Biblioteca&Società” etc.), Vismara ha assegnato un posto d’onore al lavoro di cronista. Suoi appuntamenti ineludibili erano le sedute del consiglio comunale e di quello provinciale. Anche quando i due consessi si riunivamo nella stessa giornata (di solito il lunedì), trovava il modo di dividersi tra l’una e l’altra sede e gli bastava poco per afferrare ed estrarre il succo delle discussioni, talvolta estenuanti.

In “Cara Viterbo” si addensano pagine di cronaca che, dopo vari lustri dagli accadimenti raccontati,  hanno la capacità di trasformarsi in narrazione storica tout court. Una cifra stilistica, quest’ultima, che consente ai lettori di ieri, contemporanei di Vismara, di far riaffiorare nella memoria fatti, uomini, aspirazioni di crescita e sviluppo. Molte delle quali, a cominciare dalla necessità di rompere l’isolamento fisico della Tuscia per carenze di strutture viarie e ferroviarie, o legate allo sfruttamento delle ingenti risorse termali,  rimaste ancor oggi intatte.

Ma, nello stesso tempo, offre ai lettori di oggi l’opportunità di apprendere cosa si è agitato nel recente passato di questa terra grazie a un testimone che, con l’uso sapiente delle parole, ha saputo scandagliare come pochi la realtà della comunità provinciale, esaltando le sue luci, ma non tacendo mai le sue ombre.

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