15122017Headline:

Il centro ittiogenico dell’Unitus? E’ al top

Il professor Giuseppe Nascetti

Il professor Giuseppe Nascetti

Ennesimo riconoscimento per il Centro ittiogenico sperimentale marino (Cismar) dell’Università della Tuscia. La struttura, infatti, con sede nelle Saline di Tarquinia, è entrata a far parte della rete europea dell’Elce, organismo che raggruppa i  centri di eccellenza per la riproduzione degli astici e di cui fanno parte atenei e postazioni di riproduzione ittica creati per il ripopolamento di quei crostacei e di altre specie marine appartenenti a cinque paesi europei (Norvegia, Regno Unito, Danimarca, Spagna e Irlanda e ora, appunto grazie a Tarquinia, anche l’Italia).

“In Europa – spiega Giuseppe Nascetti, docente di Ecologia generale e marina e direttore del centro della cittadina tirrenica – la pratica del ripopolamento per specie marine di elevato valore commerciale  ha dimostrato negli ultimi cinquant’anni la sua efficacia, spesso riportando a livelli di pesca ottimali specie ormai rarefatte o a rischio estinzione, a causa della pesca intensiva e non sostenibile”.

Il Cismar è nato nel 2008 proprio con l’intento di fornire il supporto tecnico e scientifico per generare modelli ed attività di pesca sostenibile. Nel biennio 2009-2010 i ricercatori viterbesi sono riusciti a mettere a punto uno specifico protocollo per riprodurre gli astici in ambiente artificiale.

Risultato? “Siamo diventati il primo centro di ricerca del Mediterraneo – sottolinea il cattedratico – che è riuscito ad allevare gli astici in cattività. Il che ci ha permesso di rilasciare in mare, negli ultimi tre anni, oltre 200.000 giovanili di astice europeo lungo le coste laziali e calabresi, grazie ai contributi ottenuti grazie ai programmi strutturali dell’Unione europea per la pesca e dalla Fondazione Cassa di risparmio di Civitavecchia”.

“Il lavoro scientifico che ha portato in tempi brevi e con risorse contingentate a tale risultato – conclude Nascetti – non si compone solo di attività di acquacoltura, ma si affiancano ricerche sull’alimentazione, sul comportamento, sulla genetica, sull’ambiente marino (vedi il progetto LIFE Poseidone), la qualità delle acque, che generano una metodologia che sia capace di identificare la problematica e porre soluzioni che rendano il ripopolamento uno strumento efficace e risolutivo”.

Va ricordato, peraltro, che il Cimar è anche membro di Ocean 2012, associazione europea che si pone l’obiettivo di agire a livello di linea di condotta europea al fine di un migliore utilizzo delle risorse finanziarie nel settore economico e ambientale marino.

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