22022018Headline:

Il “terrun” è italiano: merito degli immigrati

migrantiScrive Nonviolenza in cammino: “No alla militarizzazione del Mediterraneo con l’intento scellerato di respingere i migranti nel deserto e nei lager. No allo sperpero criminale di risorse ingentissime per fare la guerra alle popolazioni in fuga dalle guerre e dalla fame. No all’ennesimo atto di una politica razzista e assassina”.

Beh, in fondo dobbiamo essere grati ai migranti che giungono in Italia. Forse non tutti sono bravi ed onesti, magari – soprattutto negli ultimi tempi – alcuni saranno pure violenti e ladri, ma in fondo senza di loro, con la pigrizia congenita dei nostri ragazzi, come faremmo a mandare avanti l’Italia? Qualsiasi lavoro che non sia quello del “figlio di papà, o nipote dello zio e di nonno” non è appetibile per le nuove impigrite generazioni italiche.

Fino all’età di trenta o quarant’anni difficilmente si parla di lavorare, non tanto perché bisogna completare gli studi o perché non si trova nulla da fare, ma soprattutto perché non si ha molta voglia di lavorare se non in posti ben remunerati, nell’amministrazione pubblica, in politica, et similia. Ma ci sarebbero anche quelli che si accontenterebbero di fare un lavoro qualsiasi, magari in un call center, in un canile, in un mattatoio.. ma alla prima occasione fuggono, eventualmente all’estero.

Di mettersi in proprio, nel commercio, nell’artigiano, nell’arte non se ne parla. E d’altronde come si potrebbe avviare una attività qualsiasi con le tasse che ti corcano e ti perseguitano a vita appena ci provi? Meglio quindi restare in famiglia e finché ci sono i nonni con la loro pensione si beve, si fuma e ci si paga la benzina, finché i genitori lavorano (ed ormai se son fortunati debbono per forza lavorare sino ai 70 anni) alle spese di casa ci pensano loro.

E oggi ci sono gli extracomunitari che si sottomettono a qualsiasi lavoro sporco (compreso quello di manovalanza delinquenziale e mafiosa) anche con stipendi ridotti, loro si accontentano, intanto lo Stato provvede a dargli casa e sovvenzioni e la Caritas alimenti, e quel che essi guadagnano (nel bene e nel male) serve a mantenere i parenti nei luoghi di origine.

Con un euro al giorno in Africa o in India si vive da re. Quasi come qui un tempo, quando con duemila lire si faceva la spesa per un giorno e mo’ non ci viene nemmeno un caffè. Ma il merito degli extracomunitari è soprattutto un altro: è un merito sociale, una volta i reietti erano i meridionali, quegli sdrucinati con i valigioni che venivano dalle Puglie, dalle Campanie, dalle Basilicate, dalle Sicilie, dalle Calabrie, dalle Sardegne, e magari pure dalle Marche e dagli Abruzzi. Oggi ci sentiamo tutti italiani. Quando incontriamo un “terrun” lo sentiamo nostro fratello, ed è tutto merito degli immigrati.

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