26092017Headline:

“Il benessere ci ha portato a questo punto”

don Alberto Canuzzi

don Alberto Canuzzi

Lampedusa, il giovedì tragico di Lampedusa. I corpi dei migranti in fondo al mare, tanti, e quelli in salvo per un colpo di fortuna. E poi il lutto nazionale, le bandiere a mezz’asta, il papa che da Assisi dice che è una giornata di pianto. Uno dei giorni più tristi nella storia non d’Italia, ma d’Europa, e dell’intero Occidente, “perché tutti quanti abbiamo puntato solo sul benessere materiale”, dice don Alberto Canuzzi. E insomma, siamo tutti sulla stessa barca, quella che per restare a galla fa affondare – più o meno indirettamente – le altre.
Don Alberto è un prete di prima linea, da sempre. Col suo Ceis, a La Quercia, salva da anni i tossicodipendenti, italiani e stranieri, di qualsiasi religione, “perché per me sono tutti esseri umani”, dice con orgoglio. “Avete sentito le parole del papa? Sono frasi che hanno risuonato dentro di noi – dice don Alberto – perché tutti noi abbiamo deciso di puntare sul benessere materiale, solo su quello. Non è questione di italiani, o di Unione europea: è il modo di vivere all’occidentale che prevede queste cose, e che ci ha portato fino a questo punto”. Sull’orlo del precipizio.
Il sacerdote e direttore del Ceis sa di quello che parla: “Perché mio padre, a sua volta, è stato un migrante. Diciassette anni negli Stati Uniti, quando i poveri eravamo noi, quando gli immigrati eravamo noi. Ma la situazione, a pensarci, è diversa: perché oggi gli ultimi scappano non solo per fame, ma anche a causa delle guerre, della paura di morire. E quelli di noi che non lo capiscono è perché hanno perso del tutto il senso dell’umanità. Pensiamo allo spread, alle ricchezze, e siamo acciecati da cose come queste, alla faccia della realtà, della tragica realtà. E senza ricordare più che il benessere materiale non dà la felicità: può essere un mezzo, e comodo, per ottenerla, ma non è il fine dell’esistenza terrena. Il fine della vita, semmai, è abbracciarsi, aiutarsi l’un l’altro. Per questo sono d’accordo con chi ha proposto di candidare Lampedusa e i lampedusani al premio Nobel: cominciamo a darlo ai piccoli personaggi, quelli che affrontano in prima linea le sofferenze della vita…” E non, aggiungiamo noi, a quei personaggi grandi e grossi come Barack Obama, un Nobel “alle intenzioni” che poi, a colpi di missili e droni, ha proseguito il fine della guerra con altri mezzi.
E a Viterbo, come stiamo messi? Qui, nella provincia italiana così tranquilla e poco metropolitna, e spesso – secondo i cliché – anche così ipocrita? Don Alberto, dal suo osservatorio privilegiato, ha qualcosa da raccontare. “Anche noi abbiamo delle frange estremiste, che pensano solo ad accumulare, e non a dare. Quelli che non sopportano gli stranieri a prescindere. Ora, io che gli stranieri li ho sempre aiutati, che nella mia comunità accolgo persone di tutti i colori e di tutte le religioni, ho una piccola cosa da raccontare. Piccola, ma positiva. Tre volte alla settimana, coi ragazzi, facciamo un mercatino, nel quale vendiamo i prodotti biologici che produciamo al Ceis: olio, miele, ortaggi, cose così. Bene, c’è una ragazza extracomunitaria che è fenomenale, la gente la adora, la coccola, la rispetta. Le vogliono tutti bene. Ah, è una ragazza etiope”. Etiopia. A due passi dall’Eritrera, da dove sono partiti i migranti morti di Lampedusa, immolati prima di raggiungere un mondo che credevano migliore. Loro.

Policy per la pubblicazione dei commenti

Per pubblicare il commenti bisogna registrarsi al portale. La registrazione può avvenire attraverso i tuoi account social, senza dover quindi inserire ogni volta login e password o attraverso il sistema di commenti Disqus.
Se incontrate problemi nella registrazione scriveteci webmaster@viterbopost.it

22   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    In mancanza delle amenità del Sor Francesco vanno benissimo anche gli sproloqui di un prete di provincia. Ah, le mode…

Pubblica un commento

Per commentare gli articoli, effettua il login attraverso uno dei tuoi profili social
Portale realizzato da