21112017Headline:

Cultura, si spende poco e male

Convegno FedercultureSe c’è un luogo comune sugli italiani è che nelle cose arrivano sempre dopo rispetto agli altri. E per cose si intende qualsiasi cosa. Soprattutto poi se si tratta di pianificare o dibattere del futuro. Così (tanto per non smentirci) con appena quaranta minuti di ritardo, si apre all’interno dell’incubatore culturale ICult, la presentazione del rapporto annuale Federculture.

Gli onori di casa toccano al Bic Lazio tramite Giulio Curti, che litiga un po’ col proiettore (confermando la tesi di cui sopra) e introduce poi il consigliere regionale Riccardo Valentini: “La cultura è un tema a noi caro – dice il portavoce di Zingaretti – e sono felice di poterne parlare qui nell’ex mattatoio, una struttura nella quale crediamo profondamente. Stiamo spingendo la proposta di defiscalizzazione in merito. E siamo anche d’accordo su un fondo rotatorio (una sorta di cassa depositi e prestiti, ndr), ma circoscritto, non nazionale”.

La palla passa a Claudio Bocci, che annuncia: “Sarò veloce”. E meno male, pensano quasi tutti. Errore fatale. Mentre scorrono slide dettagliate il presidente di Federculture commenta minuziosamente ogni passo. “Dal 2008 ad oggi il settore ha perso 1.3miliardi di euro. Il budget del Ministero in dieci anni è sceso di 27 punti percentuali. Siamo il fanalino di coda in Europa, che tra l’altro in merito non ha nemmeno una persona specifica. E i fondi che ci concedono non li sappiamo prendere, quindi glieli rimandiamo. Se non bastasse, quando non finanzia lo Stato pure i privati si tirano indietro”.  Questa la sintesi. Affiancata da immagini di località riscoperte e ridestinate, teatri, musei, aree concerti, chiaramente non dello Stivale. E nel frattempo arriva l’assessore alla cultura Giacomo Barelli (a un’ora e mezza dall’appuntamento).

Chiude il pomeriggio, ormai la tarda serata, Filippo Rossi. Nella duplice veste di fondatore-ideatore-direttore di Caffeina, nonché di presidente del consiglio comunale. “Caffeina è uno dei pochi esempi che ha sempre puntato sull’80% privato e 20% pubblico – giura in diretta – ma parliamo di altro. La cultura fa bene al territorio, le ricadute sociali sono notevoli. Vedi Caffeina in carcere”. Ma non si doveva parlare di altro? “Occorre quindi pianificare a lungo termine – prosegue – non si può pensare oggi al Natale, come qui a Viterbo. È assurdo. Viviamo in un deserto. In una città dove non c’è il teatro. E dove nessuno lo recrimina. Però si lamentano delle buche”. Applauso (forse dei fedelissimi). “Se non c’è percezione della bontà dei progetti da parte del mondo amministrativo non si può programmare – conclude –  e veniamo da un periodo nel quale si spendeva malissimo. È finita l’epoca dei favori. Basta marchettificio. Guardiamo la bontà, investiamo bene. Capisco che non è facile dire sì o no, ma questo la politica deve fare. C’è una domanda mondiale di cultura nei confronti dell’Italia. Possibile che non sappiamo rispondere?”.

Ovazione finale. Non è dato sapere se nata da carica emotiva o forte voglia di tornare a cena.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Filippo Rossi da Trieste: il più grande contaballe d’Italia, secondo solo al suo vecchio idolo Silvio B.

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