24092017Headline:

Esattorie, inesattezze troppo esatte

La sede di Esattorie Spa in via Friuli

La sede di Esattorie Spa in via Friuli

Tu chiamale, se vuoi, inesattezze. E così, stando alla nota stampa arrivata in redazione, le hanno chiamate i sindacalisti di Fabi, Cgil e Uil quelle a loro dire contenute nell’articolo dal titolo “Quegli inspiegabili silenzi” che tentava di mettere qualche punto fermo sull’intricatissima vicenda delle Esattorie viterbesi. Cosa scrivono i sindacalisti? Riassumono, “in alcuni semplici, inequivocabili punti,  la vicenda di Esattorie spa e dei suoi  38 sventurati dipendenti”:

E allora, vediamoli: “In primis – scrivono – Esattorie spa, assume 20 dipendenti, successivamente si aggregano i 18 ex Cev”.

Segue poi una dettagliata cronologia degli eventi, che riportiamo integralmente:

Dicembre 2012

Esattorie spa viene trascinata in un’indagine giudiziaria  da un’altra società con la quale era legata in ATI per la riscossione del bollo nel Molise, indagine che le comporta un blocco cautelativo dei conti correnti tutti, anche personali degli amministratori. Esattorie spa stipula un piano di rientro per il debito accumulato con il Comune di Viterbo corredato da polizza fideiussoria.

Gennaio 2013

Le difficoltà nei pagamenti derivanti dal blocco dei conti,  sono manifestate da Esattorie spa ai dipendenti ai quali viene bloccata momentaneamente l’erogazione dei buoni pasto

Febbraio 2013

I dipendenti vengono a conoscenza a seguito di presentazione di nota dei revisori di conti dal presidente del consiglio comunale alla commissione dei capigruppo e da successiva divulgazione pubblica, del piano di rientro che la società ha concordato con il Comune di Viterbo e della polizza fideiussoria a garanzia.

Aprile 2013 

Cessa l’erogazione già singhiozzante dei salari, con preghiera ai dipendenti di pazientare per la momentanea difficoltà  aziendale. Le mensilità arretrate sono dunque: aprile, maggio, giugno, quattordicesima. La società onora parzialmente le rate di rientro concordate col Comune.

 

Aprile/maggio/giugno 2013

I dipendenti con grande senso di responsabilità continuano a fare il loro mestiere, con accertamenti, notifiche, accessi per riscossioni coattive, procedure esecutive, consapevoli del momento di crisi globale, aziendale e riguardosi soprattutto nei confronti del Comune di Viterbo: chi avrebbe più avuto fiducia di continuare a pagare tributi e multe se le maestranze avessero sbandierato subito e scelleratamente il momento di difficoltà aziendale?

Giugno 2013 

L’azienda, con l’accumulo delle sofferenze, presenta domanda di concordato (non fallimento), che almeno consente fortunosamente ai dipendenti sciagurati, di accedere agli ammortizzatori sociali.

“Per chiudere la vexata quaestio – è la conclusione della nota –  si sottolinea che i dipendenti si rivolsero immediatamente ai sindacati tanto è vero che, appena insediata la giunta, visto che tutto è accaduto nella fase di passaggio elettorale tra “vecchio e nuovo” si recarono dal sindaco entrante presentando il problema. Chiediamo, come annunciato in prologo, più fedeltà possibile agli eventi, poiché i problemi dei lavoratori sono molto più seri dei giochini di palazzo e che certe pungenti analisi, forse dovrebbe farle, non la magistratura ma un intelligente spirito di buon senso scevro da ammuffiti, inutili ed anacronistici linguaggi politichesi. Lo stesso buon senso che dovrebbe portarci congiunti, abbassando scudi inopportuni, ad una soluzione che serve tanto ai 38 lavoratori quanto all’ amministrazione comunale”.

Letta la lunga cronologia, sorge spontanea la domanda: e le inesattezze dove stanno? Giacché la nota dei sindacati non fa altro che confermare quanto scritto da Viterbopost. Ovverosia che la grana Esattorie, a livello di opinione pubblica, esplose il 6 giugno 2013 mentre i dipendenti rimasero senza stipendio dal mese di aprile. E allora, ci si consenta di essere andreottiani. Nel senso che “a pensar male si fa peccato, ma in genere ci si azzecca” .

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Caro Sassi, non insista a polemizzare con chi, non per colpe proprie, è rimasto senza lavoro. Non sta facendo una bella figura, anzi… E l’andreottismo lo lasci al suo amicone Peppe Bucìa.

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