22102017Headline:

Femminicidio: non basta il 25 novembre

evento alla Camera giornata contro violenza sulle donneLunedì scorso si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne e tra una lunga maratona di eventi in tinte di rosso pensati per dire stop al femminicidio, particolarmente significative sono state le celebrazioni alla Camera dei Deputati, dove su invito della presidente Laura Boldrini parlamentari, ministre, attrici hanno preso parte alla lettura dei monologhi di Serena Dandini “Ferite a morte”, una Spoon River di storie di donne uccise per mano di un marito, un compagno un amante, un ex. L’evento cui hanno assistito molte autorità è stato di grande qualità e dal forte impatto emotivo e ha offerto l’occasione per parlare della violenza contro le donne, un tema, purtroppo, di grande attualità.
Il 25 novembre non è stata, dunque, una giornata di festa, ma una data simbolica e catalizzatrice per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo grave fenomeno, per far conoscere i passi che sono stati fatti nel percorso del contrasto alla violenza di genere e di quanto lavoro manca ancora da fare.
La violenza sulle donne non è un tema su cui fare della retorica e la cronaca quotidiana è ben più persuasiva di ogni parola che la possa definire, tanto acuta da meritarsi il neologismo di femminicidio. Essa è una piaga che l’umanità non è riuscita ancora a sanare, nonostante il passare degli anni, i ricambi generazionali e il varo di nuove leggi.
Milioni di donne, continuano ancora oggi a subire violenze di ogni tipo nel mondo e anche in Italia. Soprattutto in Italia, dove si registra una frequenza quasi quotidiana del fenomeno che quest’anno ha avuto un escalation senza precedenti: 128 donne uccise nel 2013, con un lunghissimo elenco di donne vittime di violenza. Forme di violenza di ogni genere che, esercitate sistematicamente sulle donne, ne annientano l’identità con l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù e alla morte. Hanno tutte le età, molte sono impiegate, altre disoccupate, vi sono libere professioniste e donne manager, a dispetto di quanti continuano a relegare i fenomeni di violenza all’interno di contesti di disagio sociale.
Il dato che più di tutti scuote i pregiudizi e dà forma concreta agli abusi mette in evidenza la loro natura drammaticamente domestica e l’uccisione di una donna all’interno di una relazione amorosa è l’uccisione di un’istituzione sulla quale si fonda la nostra cultura, la famiglia. La maggior parte degli omicidi avvengono, infatti, in ambito familiare e da relazioni sentimentali; gli autori dei delitti sono per lo più mariti, fidanzati ed ex partner. Uomini che pur dicendo di amare le donne, le odiano e non sopportano di vederle libere e indipendenti da loro, le maltrattano, le uccidono, poi dicono che non avevano intenzione di arrivare a tanto e che il loro amore era profondo per poter giungere all’assoluzione. Ma a quel punto mi domando a cosa possano servire le leggi per reprimere la violenza, se poi si cerca di trovare una giustificazione umana a un atto che di umano non ha nulla.
In questi mesi di susseguirsi degli episodi , nonostante le varie campagne di sensibilizzazione e le tante azioni messe in campo, mentre noi ci indigniamo e gridiamo la nostra contrarietà, non siamo immuni da un senso di impotenza che ci assale ogni giorno alla lettura della cronaca nera. Non basta aver firmato la Convenzione di Istanbul o una legge per il contrasto penale di questa piaga . Non basta nulla perché c’è un’insufficienza culturale, etica e morale da colmare. Nel nostro Paese occorre un cambiamento culturale nelle relazioni tra uomini e donne , manca una vera parità , le donne che riescono ad accedere a posti di potere rappresentano ancora una bassissima percentuale, troppo bassa per poter incidere sulla società.
Allora spero che ogni giornata contro la violenza sulle donne sia davvero l’occasione per riflettere, confrontarsi sulle motivazioni di questo grave fenomeno e per dare a chi non ha avuto ancora il coraggio, di uscire dal sommerso.

E, senza sminuire il valore del 25 novembre, la violenza si combatte operando tutti i giorni dell’anno attraverso cultura, educazione, sensibilizzazione, perché ogni giorno sia una data importante per l’eliminazione della violenza contro le donne.

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