15122017Headline:

Gianlorenzo il censore è finito al gabbio

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Un bel po’ di anni fa, quando ancora abitavo a Calcata e mandavo i fax ai giornali, con varie denunce ambientali e commenti di carattere politico, le mie note venivano riprese con regolarità dai giornali storici: Il Messaggero, il Tempo e Il Corriere di Viterbo. Poi ci fu la debacle e per un paio d’anni restai completamente a secco e tagliato fuori dall’informazione locale. Non solo non avevo più il fax, ma nemmeno l’allaccio alla corrente elettrica. Di tanto in tanto mandavo una letterina scritta a penna ai giornali, con poca fortuna. Certo non faceva un bell’effetto. Infine, verso il 2006, per merito del compianto amico Peter Boom, che abitava a Viterbo, ricevetti in dono un vecchio computer risistemato alla buona da un altro amico carabiniere. Nel frattempo il professor Osvaldo Ercoli ed altri amici generosi mi stavano aiutando a sbarcare il lunario con donazioni mensili e a quel punto rifeci l’allaccio all’Enel e ripresi a funzionare decorosamente come “giornalista indipendente”.

Proprio allora nacquero un paio di nuove testate cartacee, in ordine di uscita: Il Nuovo Corriere Viterbese e Nuovo Viterbo Oggi. Il primo era diretto da un giornalista che conoscevo da anni, essendo venuto a trovarmi anche a Calcata, e non ebbi difficoltà a farmi pubblicare i comunicati stampa, di qualunque natura fossero. Il secondo era invece un giornale “anomalo” che era nato sulla scia della candidatura di Ciarrapico con il Pdl di Berlusconi. A dirigerlo c’era Paolo Gianlorenzo.

Beh, anch’io ho qualcosa da raccontare. Per un certo periodo di tempo i miei comunicati (quelli evidentemente graditi alla redazione) venivano pubblicati con ampio risalto. Poi la pubblicazione diminuì, forse a causa dell’argomento non in sintonia con l’indirizzo politico del giornale. Finché un bel giorno ricevetti dalla redazione del Nuovo Viterbo Oggi, a firma del Gianlorenzo medesimo, una mail in cui con parole nemmeno tanto garbate mi si ingiungeva di “non inviare più comunicati stampa in nessuna forma che non verranno più presi in considerazione” etc. su questo tono.

Aoh, era la prima volta in assoluto che un giornale mi ingiungeva di non mandare comunicati. Certo, ero abituato che i comunicati venissero ignorati dalle redazioni (e pure spesso), ma mai prima di allora mi era successo che venissero rifiutati tout court in partenza. Si chiama “censura preventiva”.

Però quando ieri o l’altro ieri ho saputo dell’arresto del povero mio omonimo Gianlorenzo, per “millantato credito” e simili accuse, mi sono dispiaciuto assai. In fondo è solo un ragazzo un po’ avventato ed illuso dal potere. Mi auguro che la Giustizia sia clemente con lui, qualsiasi siano le sue colpe.

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1 Commento

  1. Giorgio Molino scrive:

    Ci mancava solo il paternalismo (pseudo) buonista del vecchio freak D’Arpini.

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