16122017Headline:

L’aeroporto torna a far volare la fantasia

aeroportoSe non fosse entrato di diritto nell’antologia delle leggende metropolitane, sarebbe una autentica provocazione. Il progetto dell’aeroporto torna a far volare la fantasia popolare, alimentata dal propellente inesauribile della più fervida iniziativa di politici di rango o di seconda fila: ex ministri, ex amministratori di lungo corso, ex nani e ex ballerine. Lo scalo di Viterbo entra nei faldoni di infrastrutturazione del Paese, poi ne esce, poi vi rientra. Oplà. Basta una firma per inserirlo nei piani Cipe, è sufficiente un’altra per cancellarlo, una terza per recuperarlo.

Il ministro Lupi lo ha rimesso in pista appena qualche giorno fa iscrivendolo nel libro dei sogni. Un aeroporto non si nega a nessuno, soprattutto quando i governi sembrano destinati ad avere vita breve. L’ultima variante – necessaria a giustificare il ripensamento – è quella dell’ubicazione: via Viterbo, entra in gioco Tarquinia. Spiegazione semplice: il capoluogo manca di collegamenti adeguati con la Capitale, mentre la cittadina tirrenica è vicinissima all’Aurelia, dista pochi chilometri dalla Civitavecchia-Roma, potrebbe garantire un servizio ferroviario relativamente efficiente. Ma sì, il nuovo scalo che dovrebbe decongestionare Ciampino, si faccia pure in riva al mare con tanti saluti per Viterbo.
La fantasia torni a volare sulle cadenze musicali dettate dai pifferai. Può portare lontano, non costa nulla e magari fa incassare consensi a chi l’opera ha recuperato e oniricamente rilanciato.

Tanto l’aeroporto non si farà mai. Per tutta una serie di motivazioni che, queste sì, sono oggettive e che, sommessamente, vanno rilevate. Non ci sono risorse, cioè i soldi, per realizzare eventuali collegamenti di supporto al futuribile scalo: non li ha lo Stato, non li ha Fs che è impegnatissima sul fronte dell’Alta Velocità. Insomma, ha altro a cui pensare. E senza quattrini non si va da nessuna parte.

Un aeroporto, vale a dire un centro di smistamento di decolli e atterraggi, creerebbe poi pericolose interferenze sotto uno spicchio di cielo che è attraversato da una delle principali aerovie civili e contiguo allo spazio militare dell’area di Grosseto. Sarebbe come innalzare un grattacielo in mezzo a un’autostrada. Ne sarebbero certamente contenti (si fa per dire) i controllori di Fiumicino che dovrebbero gestire contemporaneamente i jet in avvicinamento o appena sollevatisi dal Leonardo da Vinci. E poi quelli impegnati a manovrare su Tarquinia e quelli in volo lungo la sovrastante aerovia.

Viene immediatamente alla mente il pauroso ingorgo provocato da Alberto Sordi a piazzale Gramsci nelle vesti dell’irreprensibile per quanto formidabile «Vigile». Infine, una domanda banalissima: perché da anni gli abitanti di Ciampino si battono per ottenere il ridimensionamento, se non la rimozione, dello scalo? Ci sarà una ragione robusta, o la richiesta va inquadrata in un gesto di follia collettiva? E a chi sostiene che l’aeroporto a Viterbo o a Tarquinia costituirebbe una preziosa fonte di lavoro, servirebbe soltanto ricordare che una modesta infrastruttura low cost occuperebbe appena qualche decine di dipendenti. I benefici economici indiretti sarebbero praticamente uguali allo zero, perché lo scalo sarebbe soltanto un punto di trasferimento rapido verso la Capitale. Per il turista di passaggio giusto il tempo di prendere un caffè, in mancanza di self service.

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1 Commento

  1. guido scapigliati scrive:

    Grazie al sig. Luciano Costantini !
    Uno dei tanti viterbesi che straparlano a sproposito di aeroporti. Certo nel suo caso, trattandosi di giornalista, qualche sospetto viene ……. ma per conto di quale lobby scrive queste scemenze ? Viterbo e Ciampino sono due contesti assolutamente non paragonabili.

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